Siria e Nigeria, dove i cristiani vengono perseguitati nel silenzio del mondo

I patriarchi cristiani (ortodossi e cattolici) della Siria hanno fatto sapere che quest’anno la Pasqua sarà celebrata “con la preghiera all’interno delle chiese”: niente processioni, feste, assembramenti. Motivo? Gli attacchi contro i fedeli cristiani, sempre più frequenti e violenti. In Nigeria, un'altra domenica di massacri. Un vescovo: "Ero dubbioso sul genocidio, ora non più"

1 APR 26
Immagine di Siria e Nigeria, dove i cristiani vengono perseguitati nel silenzio del mondo

La chiesa di Sant'Elia a Damasco dopo l'attentato dello scorso giugno

Roma. Scandalo mondiale per una messa privata vietata al Santo Sepolcro di Gerusalemme, silenzio sepolcrale per le messe in lockdown in varie città della Siria. I patriarchi cristiani (ortodossi e cattolici) hanno fatto sapere che quest’anno la Pasqua sarà celebrata “con la preghiera all’interno delle chiese”: niente processioni, feste, assembramenti. Motivo? Gli attacchi contro i fedeli cristiani, sempre più frequenti e violenti. Stavolta, la causa di tutto risale a un episodio “minore” verificatosi a Suqaylabiyah, nel governatorato di Hama. Se il governatorato è a maggioranza sunnita, la cittadina di sedicimila abitanti vede una prevalenza di cristiani greco-ortodossi. Una lite in un negozio di alcolici – che secondo un gruppo di musulmani sunniti doveva essere chiuso, come è avvenuto a Damasco – è degenerata in scontri a carattere religioso: nella piazza centrale è stata abbattuta la statua della Madonna, precedentemente crivellata di proiettili. Successivamente sono state prese di mira le ragazze del luogo, molestate. Il diverbio iniziale, condito da minacce e distruzione di automobili parcheggiate e altri negozi i cui proprietari sono cristiani, è degenerato anche perché nel frattempo dalle località vicine erano giunti miliziani radicalizzati, ben armati e decisi a “punire” i collaborazionisti veri o presunti del vecchio regime. Il problema è che, come dice mons. Jacques Mourad, arcivescovo di Homs, i giovani cristiani reagiscono “anche con violenza” ai soprusi, innescando una spirale che poi non si riesce più a fermare. Inoltre, ed è l’aspetto più allarmante, tra gli assalitori erano ben riconoscibili membri delle forze di sicurezza e di polizia legate al nuovo corso siriano. “Pochi hanno il coraggio di denunciare”, ha aggiunto mons. Mourad ad AsiaNews. Da qui la decisione di limitare all’indispensabile le celebrazioni della Settimana santa. Niente feste, solo celebrazioni al chiuso. Anche perché è ancora fresco il ricordo dell’attentato suicida avvenuto lo scorso giugno nella chiesa di Sant’Elia, a Damasco.
Fa poca notizia la Siria, ne fa ancora meno la Nigeria. Qui il martirologio s’aggiorna di giorno in giorno, i morti in odio alla fede sono ormai “più che nei primi secoli”, come da lucida definizione di Papa Francesco. Domenica scorsa, almeno ventisette persone sono state uccise in un attacco condotto contro una comunità a maggioranza cristiana in una città dello stato di Plateau. La modalità è sempre la medesima: di sera arrivano, a bordo di motociclette, gruppi armati che aprono il fuoco, lasciando a terra morti e feriti. Non tutte fra le ventisette vittime sono cristiane, ha sottolineato Open Doors. Una settimana fa, a Maiduguri, nello stato del Borno, più di venti persone erano state uccise in una serie di attentati suicidi. Uno scenario che ha costretto molti vescovi nigeriani ad anticipare le veglie pasquali previste originariamente per la notte fra sabato e domenica. Il vescovo di Ondo, mons. Jude Arogundade, ad esempio, ha disposto che le celebrazioni inizino alle ore 17, in pieno pomeriggio: “Tutte le parrocchie e le comunità sono invitate a rafforzare le misure di sicurezza e preghiamo incessantemente per la pace e la protezione della nostra terra”, si legge nel messaggio con le misure adottate. Lo stesso vescovo, nell’omelia pronunciata in occasione della messa per la Domenica delle Palme, ha detto: “Dobbiamo pregare, è nostro dovere di cristiani. Dobbiamo pregare, ma allo stesso tempo il governo deve assumersi le proprie responsabilità. Non prima che la gente dica che la situazione è degenerata. Anch’io una volta dubitavo che si trattasse davvero di un genocidio. Sta succedendo, e si sta diffondendo a macchia d’olio”. Una questione, quella del genocidio, molto delicata. Lo stesso episcopato nigeriano è diviso, tra chi afferma che la mattanza di cristiani abbia assunto i connotati genocidari e chi, invece, parla “solo” di persecuzione. In mezzo, una minoranza che preferisce ricondurre quanto accade nel grande paese subsahariano a conseguenza di scontri fra pastori fulani e agricoltori cristiani: la lotta per i pascoli sempre più radi, complice la crisi climatica. Un conflitto sociale, insomma, dovuto a ragioni superiori. La fede non c’entrerebbe nulla. Tesi che però si scontra con quanto diceva pochi giorni fa in un’intervista ad Aiuto alla Chiesa che soffre mons. Mark Nzukwein, vescovo di Wukari: “Più di sette presbiteri e diverse residenze sacerdotali sono stati attaccati e vandalizzati, un numero che supera di gran lunga i due attacchi registrati in precedenza, evidenziando una preoccupante escalation della violenza. Non si sono registrati feriti, poiché le canoniche e le aree circostanti erano state evacuate in anticipo a causa delle minacce ricevute”. 
Intanto, anche per loro pregherà venerdì al Colosseo il Papa. Leone XIV porterà la croce per tutte le quattordici stazioni della Via Crucis. Le meditazioni, quest’anno, sono state preparate da padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa.