•
Nuova mattanza di cristiani in Nigeria il giorno di Pasqua
Prima della benedizione Urbi et orbi, il Papa annuncia una veglia di preghiera per sabato prossimo: "La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi!"
di
6 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:10 AM

Il Papa alla Benedizione Urbi et orbi di Pasqua
Due attentati contro due chiese (una cattolica e una evangelica) in Nigeria, il giorno di Pasqua, hanno causato almeno cinque morti. Sette, secondo la locale Associazione cristiana. Le forze di sicurezza, ha spiegato in una nota l’esercito nigeriano, hanno salvato trentuno fedeli che erano stati rapiti durante le celebrazioni pasquali nello stato nordoccidentale di Kaduna. L’attacco è stato deliberato e ha seguito un copione consolidato da anni: uomini armati sono entrati nei due edifici mentre erano in corso le celebrazioni liturgiche. Il bilancio non è stato più drammatico anche perché il territorio era presidiato dalle forze di sicurezza, dispiegate in maniera massiccia proprio per sorvegliare le chiese nel giorno di Pasqua. Alcuni vescovi, per timore di attentati, avevano già anticipato al pomeriggio le Veglie pasquali, solitamente celebrate a tarda sera. Uno scenario ben presente anche al Pontefice.
Al termine del Messaggio pasquale che ha preceduto la Benedizione Urbi et orbi, il Papa ha annunciato che sabato prossimo, 11 aprile, nella basilica vaticana (ma potrebbe spostarsi sul sagrato se le previsioni di un massiccio afflusso saranno confermate) si terrà una veglia di preghiera per la pace. La situazione mondiale ricorda molto il 2013, quando pareva imminente un attacco occidentale su Damasco per rovesciare Bashar el Assad. In quell’occasione, Papa Francesco chiamò a raccolta il popolo fedele per una giornata di preghiera e digiuno con veglia in piazza il 7 settembre. La mobilitazione fu corposa e anche l’eco diplomatica: all’iniziativa spirituale si unì una lunga lettera firmata dal Pontefice e inviata a Vladimir Putin, all’epoca presidente di turno del G20, in cui gli si chiedeva di fare il possibile per scongiurare i raid sulla Siria. Leone XIV segue un approccio diverso, si appella ai grandi decisori mondiali affinché s’impegnino concretamente per il dialogo e la pace, ma non va al muro contro muro con nessuno. Neppure con Donald Trump, lasciando che siano i vescovi americani a farsi sentire e a contrastare per quanto possibile le iniziative del presidente. Riceve la telefonata di Zelensky ed esprime totale solidarietà alla causa ucraina (e non è la prima volta), sente Isaac Herzog e fa diramare un comunicato molto “istituzionale” che fa trapelare contrarietà per certe decisioni del governo israeliano. Insomma, come la pensi Robert Prevost sullo stato dell’arte “geopolitico” lo si può ricavare da molti segnali espliciti, senza doversi arrabattare a interpretare la mimica facciale o l’intonazione usata mentre legge i discorsi ufficiali.
Quello per l’Urbi et orbi è stato diverso dal solito canovaccio seguito a ogni Natale e a ogni Pasqua. Di solito, infatti, viene fornito un sommario elenco dei conflitti in corso, delle situazioni dove la sofferenza di uomini e donne è maggiore. Stavolta, nessuna lista: “La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi!”, ha detto. Richiamando Francesco che parlò di “globalizzazione dell’indifferenza”, il Papa ha sottolineato che “ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo a essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo”. Nella Veglia pasquale, aveva parlato dei “sepolcri da aprire” anche ai nostri giorni, pietre che “spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni”. Il giorno dopo, nell’omelia della mattina di Pasqua, ha ribadito l’accusa alla “violenza della guerra che uccide e distrugge”.
Di più su questi argomenti:
Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.