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Il Vaticano fa sapere ai lefebvriani che le scomuniche sono pronte
“Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio. Questo gesto costituirà ‘un atto scismatico’ e ‘l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa’”
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14 MAY 26

Il cardinale Víctor Manuel Fernández
Roma. Il verdetto vaticano è giunto: se, come annunciato, il prossimo 1° luglio la Fraternità sacerdotale San Pio X procederà con le nuove ordinazioni episcopali (le prime dopo le quattro del 1988 avvenute per l’imposizione delle mani di mons. Marcel Lefebvre), le conseguenze saranno drastiche. Nessun’altra possibilità di mediazione, di confronto, di compromesso. A farlo sapere è stato, tramite una dichiarazione diffusa all’ora di pranzo dalla Sala stampa vaticana, il prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández. “Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio. Questo gesto costituirà ‘un atto scismatico’ e ‘l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa’”. A dare manforte al porporato ci sono due documenti che vengono citati. Il primo è la lettera apostolica Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II del 2 luglio 1988, in particolare il punto 3, dove si parla di “disobbedienza al Romano Pontefice in materia gravissima e di capitale importanza per l’unità della Chiesa”. Scriveva, il Pontefice, che “tale disobbedienza – che porta con sé un rifiuto pratico del primato romano – costituisce un atto scismatico” che fa incorrere i responsabili “nella grave pena della scomunica”. Il secondo documento citato dal cardinale Fernández è la Nota esplicativa del Pontificio consiglio per i Testi legislativi del 24 agosto 1996 che, tra le altre cose, ricorda “la radice dottrinale di questo atto scismatico”. Meno di un mese fa, l’ex Superiore generale dei lefebvriani, mons. Bernard Fellay, aveva parlato apertamente della possibilità che il quadro volgesse al peggio: “C’è una probabilità enorme che tutti voi – e naturalmente noi inclusi – possiate essere scomunicati. C’è una probabilità molto alta perché l’hanno già detto pubblicamente, quindi si stanno costringendo a farlo. Dio può fare miracoli. Non è la fine”.
Neanche ai quartieri generali della Fraternità ci si attendeva un irrigidimento così palese da parte della Santa Sede, confidando forse di sfruttare in qualche modo i continui richiami all’unità di Leone XIV. Che però si è rifiutato di ricevere il superiore generale, don Davide Pagliarani, e anche di rispondere alla sua lettera inviata la scorsa estate. Una corrente di pensiero sostiene che, non dando udienza ai vertici lefebvriani, il Papa abbia voluto evitare un redde rationem definitivo: sentirsi dire in faccia che le ordinazioni senza mandato pontificio si sarebbero svolte come previsto, avrebbe avuto conseguenze evidenti. Altri sostengono, più pragmaticamente, che in questa prima fase del pontificato Prevost abbia preferito delegare la questione al titolare dell’ex Sant’Uffizio, che infatti ha subito incontrato Pagliarani a Roma. Il problema è che – come sempre – lo scoglio del Vaticano II si è rivelato insuperabile. Se il Vaticano proponeva l’avvio di un dialogo su base dottrinale, la risposta lefebvriana era negativa, visto che “il quadro dottrinale e pastorale nel quale la Santa Sede intende collocare ogni discussione è già determinato”. Il Papa, chiosa il comunicato vaticano, continua nelle sue preghiere a chiedere allo Spirito Santo di illuminare i responsabili della Fraternità Sacerdotale San Pio X affinché ritornino sui loro passi in merito alla gravissima decisione che hanno preso”.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.