La disgrazia ci fa conoscere strani compagni di letto. Che consolano del gelo, e di certe solitudini che la disgrazia stessa si trascina dietro. Dudù attende l’ora tarda in cui io mi infilo sotto le coperte, poi mi raggiunge. Sa molte cose, ma ho almeno la certezza che mai se le farà sfuggire davanti alle telecamere, come un qualsiasi sottosegretario in agguato: lui presta l’orecchio a tutti, solo a qualcuno la sua voce, sente le idee di tutti ma pensa solo a modo suo. Ci fissiamo nella penombra, e io certe notti rido – ah, ci vedesse Putin, piccolo Dudù… Consola mica poco, il suo muso gioioso di cane fedele, dopo aver passato giornate intere a osservare facce che ti giurano fedeltà: così, ogni paragone di più alla verità avvicina.