Fu allora, quando giunse l’autunno in cui le donne presero il potere – il potere politico, il potere economico, il potere sociale: e senza sedere in Parlamento – che andò in frantumi anche l’antico e banale e stucchevole ammonimento che “una donna non si tocca nemmeno con un fiore”. Così, sulla prima pagina del manifesto un nerboruto operaio – vabbè, compagno operaio, ma pur sempre maschio di bellicose intenzioni – prende a schiaffi una donna. Anzi, a sculacciate: la tiene saldamente sulle ginocchia, gonna sollevata e culetto scoperto levato in aria, un po’ Lolita e un po’ lotta di classe, e giù manate sulle chiappe, “sciak! sciak”, mentre la poveretta lacrima copiosamente.