Voleva mettere in scena un mostro e ha ricreato un mito: a Martin Scorsese è successo esattamente quel che era capitato venticinque anni prima a Oliver Stone. Un film di denuncia contro le malefatte di finanzieri d’assalto, squali, locuste, volponi, che s’avventano sui risparmi della povera gente, illudono gli allocchi e poi divorano le loro prede, s’è trasformato nella rappresentazione un po’ grottesca di eroi popolari, icone generazionali, modelli per giovani alla ricerca dell’eterno trinomio: soldi, sesso e successo.