Il giorno dopo, Nicola Cosentino ha la rabbia tranquilla. La affida a una giornalista di Repubblica che riceve nella sua casa, a Caserta. Camino in pietra, molti soprammobili e bibelots, tante fotografie, pareti, divani e poltrone tappezzate di rosso porpora Ma niente rubinetti o maniglie d’oro: una normale casa di un potente notabile di provincia. Dice che Silvio, a cui ha dato tanto, l’ha pugnalato alle spalle: ha svenduto i discorsi sulle garanzie per un pugno di voti, si è messo a fare le pulizie di stagione, ultima forma di vanità.