Ha mancato pure la “rentrée”, il rientro dalle grandi vacanze, la riapertura delle scuole, quell’intervallo temporale che in Francia è rito nazionale, scadenza collettiva, palingenesi individuale. Non è un nuovo stato di grazia come i cento giorni in cui il popolo sovrano accetta di farsi fare di tutto dal presidente appena eletto, ma una pausa salvifica questo sì, un momento di sospensione del giudizio. Per chi governa, settembre è il più dolce dei mesi, i cattivi ricordi si stemperano nel languore delle vacanze appena trascorse e si crede più volentieri ai buoni proponimenti, alle belle promesse. Bene.