Danielino. Urla, corre, salta, esulta, urla, urla, urla. Danielino, grida Carlo Zampa dalla radio e grida dentro di sé De Rossi. Un anno e tre mesi chiusi in un tiro da 24 metri e settanta centimetri. La palla non gira neanche, va dritta in porta: ci mette due secondi giusti e si porta appresso gli insulti, le cattiverie, le dicerie, le vigliaccate, i cattivi pensieri. De Rossi è un monumento sfregiato troppe volte. Danielino. Un altro campione espiatorio costretto a portare un peso enorme: suo, dei compagni, della città, degli intoccabili. Perché c’è chi può essere insultato e chi no. A lui Roma ha dato questa croce da portarsi a spasso.