E’ la fine dell’inizio del calcio contemporaneo. David Beckham chiude la sua èra, cioè questa. Si ritira dal calcio uno che è stato calciatore fino alla fine, a dispetto della letteratura che lo riguarda, del luogo comune che lo circonda, del pregiudizio che lo avvolge. “E’ il momento giusto”: 38 anni, troppi per molti, non per lui. Finisce da vincente, perché lo è sempre stato: Manchester, Madrid, Los Angeles, Milano, Parigi. Una coppa in mano, bello, ricco, famoso, personaggio. Per qualcuno troppo bello, troppo ricco, troppo famoso, troppo personaggio. Beckham è nella storia del pallone: per quello che ha rappresentato come simbolo della modernità e però anche per quello che è stato tecnicamente.