La cavalcata di Sergio Marchionne, assieme a John Elkann, che trasformerà Fiat in una multinazionale di rilevanza globale tramite la fusione con Chrysler è “stata un’operazione eccezionale della quale, come italiani, dobbiamo essere orgogliosi; una medaglia al petto”. La speranza è che ciò serva da lezione a politici, sindacati, e industriali che, negli ultimi quattro anni, hanno delegittimato – ma sono stati dribblati – il chief officer transnazionale italo-canadese, al quale invece il governo americano ha affidato la ristrutturazione di quella che è diventata la settima Casa automobilistica del mondo. L’accordo con Obama è stato il “primo e fondamentale risultato politico di Marchionne”.