Di Europiattismo e di altre bugie

A lezione dai fact checker per stanare i bugiardi e le fake news più popolari di queste elezioni. Una sinistra per due candidati, una città non francese in cui si parla francese e un bacio
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26 APR 19
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"Che pena, che nostalgia
non guardarti negli occhi e dirti un'altra bugia".
Lucio Dalla, "Cara"
25 aprile 2019
Un piccolo caso recente di "intox", il termine usato dai francesi per indicare il mix di false notizie e teorie del complotto che intossica la nostra vita quotidiana.
Brucia Notre-Dame, il rogo comincia attorno alle 18.30.
La notizia viene ripresa nelle dirette di alcuni giornali: non è esclusa l'ipotesi di un attentato.
Secondo la ricostruzione del Monde, Lci come tutti i media in diretta deve velocemente e voracemente dare tutte le informazioni a disposizione, e verifica poco.
Circolano le prime foto dell'incendio, in cui si vede la colonna di fumo da un'unica parte.
Ma è tardi.
"E se fosse un attentato?" diventa una domanda realistica, accompagnata dall'ovvia analisi: ci vogliono dare una versione ufficiale falsa.
Philippe Karsenty, consigliere nel comune di Neuilly-sur-Seine, "dissidente di estrema destra" e animatore di un sito che registra i pregiudizi nei media, quelle ironie, va su Fox News a dire: "Il politicamente corretto vi dirà che si tratta di un incidente".
L'anchorman di Fox News, Shep Smith, lo interrompe e pone bruscamente fine al complottismo.
Ma è tardi.
E c'entrano anche i gilet gialli, naturalmente.
A commento della sua inchiesta, Vinocur ci ha detto: "Molti politici e intellettuali vogliono trasformare il rogo nell'11 settembre francese, perché sono legati a una visione declinista, quasi apocalittica, del futuro della Francia. Con l'aiuto dei social media e delle teorie del complotto, possono godersi questa loro fantasia ancora di più".
Questa settimana partiamo dall'"intox" su Notre-Dame, tra i più innocui, per cercare di capire che impatto avranno le bugie sulla campagna elettorale europea e se quel che è accaduto in passato ci ha reso più svegli e vigili.
La verità è generalmente sopravvalutata, più nelle questioni di cuore che in quelle politiche. Ma la domanda resta: perché devi mentirmi per ottenere il mio consenso, il mio voto, il mio amore?
Più svegli e più vigili lo siamo diventati.
C'è stata anche una campagna di sensibilizzazione europea.
Sono nate molte iniziative per verificare e controllare le notizie.
La task force europea per monitorare le ingerenze del Cremlino (è nata dalla volontà comunitaria nel 2015, ha fatto molta fatica a mettersi in piedi) ha lanciato il programma EU vs Disinfo, vario e approfondito.
A marzo è anche arrivata FactCheckEu, una piattaforma che unisce 19 media europei – in Italia collabora con la Voce.info e con Pagella politica – coordinati dall'International Fact-Checking Network, un'organizzazione nata nel 2015 e poi cresciuta notevolmente.
Su Notre-Dame ha fatto un lavoro molto approfondito sui media spagnoli, francesi, indiani, americani e filippini.
A parte le questioni grandi, i tipi di FastCheckEu si occupano anche dei dettagli, ed è questa la parte più interessante: l'opinione pubblica sull'Europa si forma sulle cose legate alla vita quotidiana.
Vi ricordate il Migration Compact, l'accordo dell'Onu che l'Italia (con altri) non ha firmato perché era un attentato alla nostra sovranità? Non lo era, ma non era nemmeno vero che la commissione europea voleva renderlo vincolante.
C'è una newsletter settimanale, che segnala storie su cui noi perdiamo le giornate.
Negli ultimi giorni: l'intervista a Mirko Ceselkoski, quello che ha questo biglietto da visita:
E poi questo: il video virale falso creato dalla campagna pro Brexit, secondo un'inchiesta di Channel 4.
Come avrete capito, si potrebbe star qui a parlare per giorni delle bugie, e non basterebbe.
Francesco Nucci, ricercatore del colosso italiano dell’informatica Engineering (un gigante da più di un miliardo di fatturato, le cui tecnologie sono alla base di buona parte di quello che funziona in Italia e, di recente, anche in Europa) e responsabile per l’Italia (che è capofila del progetto) di Fandango, esordisce: “Sono un informatico e matematico, non un giornalista o un filosofo dell’’informazione”.
Per orientarsi meglio, tre manualetti: uno, due e tre.
C'è poi Full Fact che si occupa di Brexit ma in realtà racconta la bellezza della quotidianità europea come pochi altri. C'è anche questo.
Forse a furia di essere vigili stiamo imparando a riconoscere le bugie.
Ma poi che si fa? Si denuncia, si sbraita, si ribadisce.
E poi?
Nessuno risponde a questo poi.
Pensavamo l'altro giorno, in un momento di intolleranza che invero non ci si addice, che forse l'unica misura utile è menarli, i bugiardi.
E' durato un attimo, poi siamo tornate noi.
Di solito si presenta così: “Mi chiamo Violeta e sono nata a Sarajevo”, che era Bosnia ed era ancora Jugoslavia. Poi di solito aggiunge: “Sono nata da un matrimonio misto”.
Ma non è l’unica. Quando la Sinistra europea ha lanciato la propria campagna elettorale a Strasburgo con un motto un po’ d’antan “per un’Europa dei popoli e non dei capitali”, è stato presentato anche un altro capolista: il sindacalista belga Nico Cué.
Cué a Strasburgo ha detto che bisogna combattere per l’aumento dei salari, contro il dumping fiscale e sociale perché “c’è il rischio che l’Europa esploda con la crescita delle destre che vogliono distruggere il continente".
Cué in una recente intervista a Politico ha detto che:
Cinque anni fa, eravamo tutti diversi, anche le sinistre, e lo Spitzenkandidat era lui. Lo ricordavate, arrabbiato e scamiciato?
C’è un segno distintivo che fa sembrare le strade di Cluj-Napoca, in Romania, un po’ più europee. Non è tangibile, ma è orecchiabile ed è quella musica, quel groviglio linguistico che si diffonde per tutti gli angoli della città universitaria. A Cluj infatti si parla sì romeno, ma anche spagnolo, tedesco, italiano e soprattutto francese. Non sono turisti, ma sono studenti, ragazzi arrivati in Romania perché vogliono fare i medici e non potendo rientrare nelle facoltà delle loro nazioni dove vige il numero chiuso hanno deciso di trasferirsi al confine sud orientale dell’Unione europea.
Certo non è del tutto un merito, è una piccola scappatoia per realizzare un sogno, ma la città ne ha beneficiato tanto da trasformarsi e da diventare quasi irriconoscibile rispetto ad altre zone della Romania.
Nel 2019 a Cluj i ragazzi francesi che studiano medicina sono più di mille su una popolazione di circa 300 mila abitanti. I francesi lì sono il secondo gruppo di studenti stranieri più nutrito, il primo è quello dei moldavi.
Questo via vai di studenti ha fatto sì che il francese sia diventato una delle lingue più studiate e la città sta crescendo molto rapidamente. La disoccupazione è quasi a zero e la città si è guadagnata il soprannome di “Silicon Valley d’Europa” perché non ci sono soltanto medici, ma anche tanti scienziati informatici, circa 20.000. Chi arriva spesso rimane, apre cliniche, studi, va avanti con i progetti. Qualcuno che si lamenta c’è, ovviamente, soprattutto qualche studente romeno: gli affitti sono alle stelle.
Finiamo così, su una moglie e su un bacio: il cerchio delle bugie non potrebbe chiudersi meglio.
Alla prossima settimana, vi aspettiamo.
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