La sfortuna rosa di Silvano Contini: meno 36 al Giro100

Nel 1982 Silvano Contini vinse la Liegi-Bastogne-Liegi, ma nessuno lo vide a causa di un errore della Rai. Poi al Giro d'Italia ci pensò un giornalista francese a stuzzicare Hinault e a spingerlo a rivoluzionare la classifica

La sfortuna rosa di Silvano Contini: meno 36 al Giro100

Silvano Contini dietro a Knut Knudsen (foto pubblicata nella pagina Facebook di Knut Knudsen)

Erano in quattro quel giorno: due belgi, uno svizzero e un italiano; tutti gli altri dietro, sparpagliati per côtes e Vallonia. Si guardavano e aspettavano il momento giusto per partire, si studiavano e aspettavano l’attimo buono per togliersi di dosso i rivali. Era la Liegi-Bastogne-Liegi, era l’11 aprile 1982, era un tempo cane, strade bagnate e un freddo che faceva passare la voglia di pedalare. Era Fons De Wolf davanti, favorito, sicuro vincente perché aveva già vinto un Lombardia e una Sanremo e in una volata a quattro era imbattibile, Stefan Mutter, Claude Criquielion e Silvano Contini. Era che il traguardo distava cinquecento metri, che Fons scattava, che Contini chiudeva, che lo superava, che alzava le mani, che vinceva. Era che Adriano De Zan urlava “Continiiii”, ma appena in tempo, giusto per il sorpasso finale, perché la regia aveva sbagliato, aveva concesso troppo spazio a Gianni Minà e il finale che i telespettatori videro fu un urlo, ma eccezionale, tricolore, il secondo in terra vallona. La telecronaca più veloce della storia. 

Ed erano in quattro anche quell’altro giorno: due italiani, uno svedese e un belga; tutti gli altri dietro, sparpagliati per monti e Valle del Chiese. Nessuno però si guardava, pedalavano uno dietro l’altro, tre maglie celeste bianchi e una verde gran premio della montagna. Era la 17esima tappa del Giro, era il primo giugno 1982, era una giornata perfetta per correre in bicicletta. Era il Crocedomini, salita. Era un attacco di squadra della Bianchi con Gianbattista Baronchelli, Tommy Prim e Silvano Contini assieme a Lucien Van Impe e soprattutto che la Maglia Rosa Bernard Hinault era dietro, staccata, in difficoltà. Era che la discesa era finita, il traguardo si avvicinava, Van Impe scattava, Contini lo riacciuffava, lo superava e vinceva. Era che Hinault il traguardo lo tagliava due minuti e dieci dopo, cedeva il simbolo del primato all’italiano. 

Il campione francese aveva lo sguardo basso, la bocca storta in un’espressione di sconfitta, gli occhi persi che cercavano di indagare cosa fosse successo. L’indomani alla partenza l’espressione non era cambiata, l’umore sempre nero. Hinault non voleva parlare, tantomeno con i giornalisti. Un francese però si avvicinò, con un sorrisino insolente gli chiese se nelle ultime tappe sarebbe riuscito a difendere il podio. Hinault lo fulminò, i suoi occhi si indurirono, sibilò: “Io vinco”. 

 

Quel 2 giugno 1982 si doveva arrivare a Plan di Montecampione e per tutti fu un inferno. Hinault mise la squadra a tutta per settantotto chilometri, poi, a meno sette dal traguardo scattò. Rimasero alla sua ruota una dozzina. Un altro scatto e questa volta con lui solo Van Impe. Contini dietro a inseguire, ma solo, abbandonato dai compagni di squadra che si misero a inseguire il francese disinteressandosi della Maglia Rosa. 

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Il corridore di Marostica nel 1981 realizza quello che prima di lui era riuscito solo a Eddy Merckx: vincere in uno stesso anno Vuelta di Spagna e Giro d'Italia

In cima Hinault riprese ciò che aveva perso il giorno prima e quando rivide il giornalista della mattina con un sorriso insolente gli disse: “Io vinco”. In cima Silvano Contini perse ciò che aveva conquistato il giorno prima, ma questa volta tutti i telespettatori riuscirono a vedere quanto era successo. 

 

Vincitore: Bernard Hinault in 110 ore 7 minuti e 55 secondi; 

secondo classificato: Tommy Prim a 2 minuti e 35 secondi; terzo classificato: Silvano Contini a 2 minuti e 47 secondi; 

chilometri percorsi: 4.010. 

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