L'importanza di essere Felice: meno 42 al Giro100

Nel 1976 Gimondi riesce a conquistare il suo terzo Giro d'Italia. La rivincita su Merckx, la rivoluzione del fair play e l'amore della musica per il bergamasco da Elio e le Storie tese a Enrico Ruggeri

L'importanza di essere Felice: meno 42 al Giro100

Felice Gimondi batte Eddy Merckx e Gibi Baronchelli sul traguardo di Bergamo

Più che ciclismo è stata una riedizione di un mito antico. Lui come un moderno Giasone, spodestato dal trono, in esilio e alla ricerca di qualcosa, saltuarie affermazioni, di un Vello d’oro per riconquistare lo scettro sottrattogli. L’altro come un moderno Pelia, ancor più totalitario, ancor più re e padrone.

 

Felice Gimondi non se la sarebbe mai immaginata così la sua vita sportiva. Perché se nel 1965 al primo Tour de France arrivi in maglia gialla a Parigi e nel 1967 al terzo Giro d’Italia conquisti la Maglia Rosa dimostrando di andare più forte di tutti qualsiasi sia la strada sotto i tuoi palmer, si capisce che ritrovarsi sulla strada un tornado a pedali dall’appetito quasi infinito e dalla forza pressoché infinita, rappresenti quantomeno un declassamento di aspettative.

 

E così mentre Eddy Merckx divorava qualsiasi cosa e provava a vincere qualsiasi corsa, Felice lo guardava scattare, involarsi, tentando prima di inseguirlo, di stare con lui, poi di essere quantomeno il migliore dei fregati dal merckxismo. E così mentre Eddy Merckx cannibalizzava tutto ciò che incontrava sulla sua strada, Gimondi aspettava il suo momento. Le valli montane gli avevano insegnato la pazienza, il resto l’aveva imparato da se.

E così arrivò il 1973 e il Mondiale conquistato allo sprint sul Cannibale (quarto); e poi il Giro di Lombardia dopo la squalifica del belga; e ancora la Milano-Sanremo 1974, ma senza Merckx.

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Eddy calava, dopo aver bruciato in otto anni cinquecento vittorie e le energie di una carriera intera a cercare di staccare chiunque. Felice no. Superava gli anni come superava i secondi posti. E così nel 1976 la sua rivincita su Merckx e su quel destino un po’ così, di chi è stato investito da una valanga ed è riuscito a uscire indenne dalla neve. A 34 anni Gimondi resiste all’attacco di giovani dal grande futuro e inusuali protagonisti delle tre settimane. Vola a cronometro, resiste in salita, guadagna con l’intelligenza dove gli altri perdono. Nel 1976, a 34 anni e nove anni dopo il suo primo successo, di nuovo è Felice sul gradino più alto. Merckx solo ottavo, staccato di oltre sette minuti. Dirà: “Sono convinto che Eddy questa corsa l’ha finita per rispetto nei miei confronti”.

 

Merckx non si espose mai, ma mentre passava sotto il palco di premiazione nel suo volto rabbioso comparve per un breve momento un sorriso di stima. “Senza Gimondi mi sarei divertito meno a vincere e mi sarebbe stato più facile”, disse alla tv belga qualche anno fa. “Merckx è temuto, vince. Gimondi è invece rispettato perché è un signore come ce ne sono pochi, rappresenta l’intelligenza sportiva”, si lasciò scappare Vincenzo Torriani. E queste caratteristiche gliele riconosceva l’intero gruppo. E gliele riconosceva a tal punto che quando cadde in Maglia Rosa nella Verona-Longarone, Merckx si mise in testa al gruppo e lo bloccò. “Si aspetta Gimondi”. Fu rivoluzione. Mai prima di quel momento era successo, che la corsa era corsa e il ciclismo era sport crudele. E così quando pochi giorni dopo prima di Bergamo accadde lo stesso a Johan de Muynck, che lo aveva sopravanzato in classifica, fu Gimondi a bloccare la corsa e a permettere al belga di rientrare.

 

Gimondi che anticipò il merckxismo, gli resistette e lo superò. Gimondi che di Giasone seguì il tragico destino, ma che non tradì mai Medea, perché al ciclismo rimase sempre fedele. Gimondi che forse proprio per questo divenne indimenticabile e cantato, perché si cantano gli eroi, quelli che beffano la sorte e le avversità, anche se si chiamano Eddy Merckx.

Vincitore: Felice Gimondi in 119 ore 58 minuti e 15 secondi;

secondo classificato: Johan de Muynck a 19 secondi; terzo classificato: Fausto Bertoglio a 49 secondi;

chilometri percorsi: 4.161.

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