Moratoria contro la legge elettorale

Il dibattito è una commedia, per rendere il tema interessante servirebbe una mossa a sorpresa di Renzi. Ma non succederà niente, quindi non vale più la pena occuparsene

Moratoria contro la legge elettorale

Una manifestazione contro l'Italicum (foto LaPresse)

Non è una questione di snobberia, è solo una questione di realismo e in nome di questo principio il Foglio suggerisce una moratoria su un tema così sintetizzabile: la legge elettorale. Proponiamo una moratoria, almeno sui giornali, perché quello che state vedendo in queste ore non è un confronto tra parti diverse che cercano un accordo ma è una commedia all’interno della quale tutti sanno che non ci sarà alcuna nuova legge elettorale. Per orientarci meglio – e concludere speriamo definitivamente il discorso con questo editoriale – ecco un breve riassunto delle varie (e inconciliabili) posizioni in campo. Il Movimento 5 stelle dice di essere pronto a estendere al Senato il sistema previsto alla Camera (Legalicum, Italicum corretto) ma allo stesso tempo dice anche di non volere alcuna legge elettorale che abbia capilista bloccati e di conseguenza (dato che il Legalicum i capilista bloccati li ha) ci sta dicendo di volere replicare al Senato una legge che non esiste alla Camera. Forza Italia, da parte sua, dice che “occorre una legge che consenta un’effettiva corrispondenza fra il voto espresso dagli italiani e la rappresentanza in Parlamento, evitando correttivi maggioritari e il ricorso al voto di preferenza”. Tradotto significa che il Cav. vuole un sistema che il Pd non vuole – un proporzionale puro senza preferenze – e vuole questo sistema perché non ha alcun interesse a modificare una legge elettorale come quella attuale che penalizza i piccoli partitini (la soglia di sbarramento è al tre per cento alla Camera e all’otto per cento al Senato) e che dà a Berlusconi la possibilità di andare al voto senza ammanettarsi con la Lega (alla Camera il premio è alla lista e non alla coalizione). Per i piccoli partitini (che alla Camera, a proposito di commedia, hanno la possibilità di contare sul relatore della legge elettorale, Andrea Mazziotti, che rappresenta un partito che non esiste più, Scelta civica) la questione è persino più complessa. Tutti sanno che l’ideale sarebbe “omogeneizzare” le leggi elettorali di Camera e Senato portando in entrambe le Camere la soglia di sbarramento al tre per cento ma allo stesso tempo tutti sanno che qualsiasi modifica verrà fatta rischia di peggiorare le condizioni attuali e anche l’omogeneizzazione che sogna Mattarella (cinque per cento alla Camera, cinque per cento al Senato) potrebbe essere pericolosa perché è possibile che i piccoli partiti arrivino al tre per cento (almeno alla Camera) mentre è complicato immaginare che i piccoli partiti (da Bersani ad Alfano) arrivino al cinque per cento e dunque tutto sommato meglio lasciare tutto così.

 

Infine arriviamo al Pd. I democratici hanno presentato la nuova proposta di legge elettorale. Si tratta di un modello per metà proporzionale e per metà maggioritario, con soglia di sbarramento al 5 per cento. Problema: il Movimento 5 stelle non è d’accordo, Forza Italia non è d’accordo, i piccoli partiti non sono d’accordo fino in fondo, solo la Lega ieri ha mostrato disponibilità. Dunque, anche in questo caso, ci sarà un nulla di fatto, non ci sarà nessun accordo e da qui ai prossimi mesi la strada è segnata: la legge verrà modificata qualche settimana prima della scadenza naturale della legislatura con una aggiunta tecnica (omogeneizzare le preferenze di genere) e un’aggiunta politica (simmetria tra soglie di sbarramento). Dopo di che si andrà a votare. Questo accadrà al termine della legislatura, a meno che il Pd (cioè Renzi) non scelga di giocare una carta a sorpresa, che potrebbe essere l’unica che farebbe tornare gustoso il tema legge elettorale: far passare in Commissione alla Camera la nuova legge con i voti del Pd (i numeri ci sono), portare la legge in aula alla Camera e votarla con i deputati del Pd (i numeri ci sono), portarla poi al Senato e constatare così che la maggioranza, a Palazzo Madama, non ha i numeri per fare né una nuova legge elettorale né in prospettiva una nuova legge Finanziaria. Scegliere questa strada, per Renzi, significherebbe suggerire a Mattarella di sciogliere le Camere e andare a votare presto. Non è una strada che il segretario sembra voler percorrere ma visualizzare questa opzione è importante per capire se davvero Renzi vuole o no le elezioni anticipate. Il governo può cadere solo con un incidente e mostrare che questo governo non ha i numeri per fare una legge elettorale sarebbe perfetto per andare a votare in autunno. Ma tranquilli, non succederà. Viva la moratoria.

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Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    18 Maggio 2017 - 18:06

    Parrebbe che i partiti che esprimono i candidati per rappresentare gli elettori, non debbano valutare la convenienza pro domo, ovvero dei loro elettori, in un sistema che è fatto proprio perché siano consegnatari del potere. Ne consegue che il potere è di nessuno, senonché il sistema è quello e la pur piccola riforma per correggerlo è stata bocciata. E' la volontà del popolo. Amen. Il discorso dell'interesse superiore della nazione non ha mai avuto rappresentanza politica (ad esser benevoli il superiore interesse si realizza con la propria proposta, ad esser malevoli leggere il Fatto), ma non è che lo scopriamo adesso.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Maggio 2017 - 18:06

    Al direttore - Si sta pestando l'acqua nel mortaio. Pragmaticamente: possiamo aspettarci qualcosa di diverso? Non credo. La malattia deve fare il suo corso. Non è piacevole, anzi, ma il convento non passa altro, al momento. Fai bene a riproporre l'argomento, ovvio, perlomeno fai capire lo schifo che ci sommerge.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    12 Maggio 2017 - 15:03

    Va be' che c'è ancora assuefazione per quanto fatto dall'ex caro premier, ma la legge elettorale non la deve fare (né dovrebbe proporla) il governo, bensì il parlamento. Proprio perché alla camera il premio è alla lista, Berlusconi, fermo restando l'attuale legge, se vuole avere chance di arrivare al 40%, deve "ammanettarsi" alla Lega (e a Fratelli d'Italia): è una questione matematica, oltre che politica.

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  • giantrombetta

    12 Maggio 2017 - 08:08

    Trovo assolutamente strano per non dir grottesco che un giornale che giustamente si batte contro le pantomine dei professionisti dell'anticasta, assimilandole a quelle dell'antimafia ed anticorruzione, ci inviti a prender semplicemente atto dell'incapacità o impossibilità politica del Parlamento di assolvere ad un suo dovere costituzionale primario, ovvero stabilire le regole attraverso le quali il popolo sovrano esercita il suo diritto di scegliere chi deve governarlo. Nel silenzio per altro del Presidente della Repubblica, cui la Costituzione affida il potere di inviare messaggi alle Camere affinché adempiano al loro compiti legislativi in materie considerate importanti ed urgenti per il Paese. Se tra queste non si ritiene rientri la legge elettorale vien da pensare che siamo alla moratoria della democrazia.

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