La brava Italia del dottor Minniti

Promosso il ministro degli Interni per come ha gestito le manifestazioni a Roma e la giornata del Papa a Milano; bocciato Di Maio e la sua idea di Europa; bocciato Bersani che ancora crede al M5s. Il Pagellone alla settimana politica

La brava Italia del dottor Minniti

Foto LaPresse

In quindici anni i terroristi islamici sono regrediti al modesto uccidere, che non è il nudo uccidere, la nobile arte di farlo con le mani o con un foglio di carta come i personaggi di culto di Trevanian. Il loro è crimine senza perizia, senza ingegno, senza l’intelligenza dell’organizzazione né la conoscenza di particolari tecnologie, le loro sono armi povere, macchine, coltellacci. Sono a disposizione di chiunque, per questo è difficile parare il colpo, ci sarà sempre una smagliatura nella rete.

Ovviamente dopo Londra si temeva per il sabato italiano: che invece è stata una bella giornata. Non è da tutti accogliere ventisette capi di stato e di governo, vigilare sulle cerimonie di commemorazione per i sessanta anni dell’Europa unita, sulla visita pastorale del Papa a Milano, canalizzare milioni di persone e lasciare pure che si esprima il dissenso in varie forme.

Per un paese sempre vagamente zoppo come l’Italia, non è male come successo di immagine: stiamo facendo meglio di Francia, Germania, Belgio. Prima o poi la funerea immota stupidità dei terroristi colpirà anche dalle nostre parti, ma non per questo perderemo fiducia nell’Italia del Casi, dell’antiterrorismo, dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, dei funzionari tutti: erano i parenti poveri, sprovveduti, vestiti da Pasolini di goffi pannolenci, oggi sono fior di intelligence e garantiscono la sicurezza con efficacia da professionisti competenti e stimati.

Era nel destino di Marco Minniti essere ministro dell’Interno. Di formazione comunista e scuola dalemiana, impasto ragionevole di pragmatismo e cinismo, temperamento schivo, lontano da mondanità e riflettori, è uno che parla poco e si fa vedere ancora meno, non ha problemi a usare il pugno duro come farebbe la destra ma mai tradirebbe l’impegno di difendere la libertà di manifestazione e di espressione anche quando la tensione è acuta. E’ seriamente innamorato di quello che fa, ha grande attenzione per la cultura di intelligence e le sue attività, per lui un ministero non vale l’altro. Minniti (voto 9) è il valore aggiunto del nuovo governo.

 

LA BRUTTA EUROPA

Deludente invece il manifesto ufficiale in cui i ventisette (voto 5) commemorano i 60 anni e prendono impegni (vaghi) per il futuro. Irrilevante l’antieuropeismo sovranista della Meloni (voto 4) che ha arringato i suoi al chiuso. Ridondante enfatico e quindi altrettante inutile l’europeismo di Della Vedova e compagni, o della federazione larga dei potrei ma non voglio, Camusso in testa.  Quelli di Eurostop, i cosiddetti antagonisti, fino alle 18 di ieri non avevano ancora ragliato. Rizzo (senza voto) segretario del partito comunista ha detto che il solo modo per uscire dall’Europa e dall’euro è trasformare il capitalismo in socialismo. Vasto programma.

Perché non una gita fuori porta, con anticipo di fave e pecorino?

A dirci quanto il terreno europeo sia scivoloso, induca bolsa retorica o irritanti palingenesi e quanto invece sia difficile dire qualcosa che suoni sensato e risvegli l’attenzione dell’interlocutore, basta l’infortunio in cui è incappato Luigi Di Maio (voto 3). Ha tenuto a presentare alla stampa estera il “libro” sull’idea che i 5 stelle hanno dell’Europa. Il nome pomposo nascondeva qualche misera paginetta, piena di strafalcioni e cose improponibili: quando è depositata davanti a corrispondenti esteri si chiama merda transnazionale.

Ha ragione da vendere Ernesto Galli della Loggia (voto 9), ieri sul Corriere: i Cinque stelle non sono solo aggressivi e pericolosi per le istituzioni democratiche, sono anche degli ignoranti perfettamente corrispondenti alla peggiore scuola della storia repubblicana.

 

EUROPA: UNO E DUE

Abbiamo i nervi a fiori di pelle, ogni pretesto è buono per buttarla in caciara. La frase sui paesi del sud che spendono tutto in alcol e donne e poi tendono la mano al nord, detta alla FAZ da Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo è infelice, ma quello che ha detto benché largamente travisato è comunque condivisibile anche da chi allo sperpero in alcol e femmine ha dedicato la vita. Renzi gli ha chiesto di dimettersi: avrebbe dovuto precisare non per aver offeso l’Italia o l’Europa del sud ma per aver affossato il partito socialista olandese.

Valdis Dombrovskis, lettone e vice presidente della commissione, è invece la faccia propositiva dell’Europa: ha lanciato l’idea di un sussidio di disoccupazione su scala continentale, una buona idea che andrebbe comunque discussa ma sembra che nessuno se lo fili. Non c’è niente da fare, l’Europa sembra fatta apposta per tirare fuori il lato peggiore di ognuno di noi.

 

EUROPA: TRE

In una bella intervista al bravo Antonio Cassieri (voto 9) del Tg1, l’ex presidente Giscard d’Estaing ha detto la sua sulla battaglia in corso per l’Eliseo presumibilmente fra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. Sempre lucido e ottimista ha detto che il populismo non passerà, le forze ostili al sistema perderanno. E se pure Marine Le Pen dovesse vincere, l’Europa potrebbe reggere il colpo: il Front national ha messo acqua nel suo vino, non è sicuro che voglia davvero indire il referendum su euro ed Europa e semmai lo farebbe alla fine dell’eventuale mandato presidenziale, fra cinque anni, quindi campa cavallo.

Nessuno che tenga conto invece di una nostra cogente impellenza: dopo altri cinque anni con Matteò Salvinì che scimmiotta Marine e ogni giorno sragiona di referendum, saremo tutti consumati.

 

MENO MALE CHE C’E’ LUI

Per allietare l’ambiente nessuno è come Pier Luigi Bersani, (senza voto), apre bocca e le mucche si incamminano nei corridoi. Gli è ripresa fitta con i 5 stelle, a suo dire partito di centro che farebbe addirittura da argine ai populismi, perciò contrastarlo sarebbe un errore, meglio provare ad allearcisi e sbarrare così la strada al centro destra, “a quella robaccia là” ha detto. Per carità Salvini e Meloni non saranno gran che raffinati, grana grossa diciamo, ma da qui a convincersi che i 5 stelle siano diversi, francamente non si può. Ma come, lo umiliarono già una volta, lui che è una persona per bene e io ogni volta che rivedo quell’immagine sono preso da furore e vorrei tanto strangolare quei due buoni a nulla e facce di culo di Crimi e della Lombardi, e oggi che fa? Ci ricasca. Ma allora è proprio coazione a ripetere, è sindrome di Stoccolma, è perversione. Rinsavisca, per favore. Si faccia un giro per il mondo e per un po’ lasci parlare i pochi che nel suo mirifico gruppo scissionista, detto “Articolo 1”, non sono ancora completamente obnubilati dal rancore personale nei confronti di quel lestofante di fiorentino.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    27 Marzo 2017 - 03:03

    Vedo che un briciolo di consapevolezza comincia ad affiorare anche fra gli euoropainomani: infatti le commemorazioni si fanno per i defunti. Quanto ai referendum: anche se quelli sui trattati internazionali non sono previsti dalla costituzione (ma lo potrebbero da una legge costituzionale ad hoc), certo una stretta è d'obbligo: dopo la tranvata di dicembre è meglio che non se ne celebrino più, hai visto mai che quei populisti degli elettori ne vincessero un altro?

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    26 Marzo 2017 - 17:05

    Vedo che un briciolo di consapevolezza comincia ad affiorare anche fra gli euoropainomani: infatti le commemorazioni si fanno per i defunti. Quanto ai referendum: anche se quelli sui trattati internazionali non sono previsti dalla costituzione (ma lo potrebbero da una legge costituzionale ad hoc), certo una stretta è d'obbligo: dopo la tranvata di dicembre è meglio che non se ne celebrino più, hai visto mai che quei populisti degli elettori ne vincessero un altro?

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