Non solo Genova. Ecco il metodo Grillo spiegato da un altro espulso 5 stelle

“A Casaleggio e Grillo non interessa più la politica dal basso dei Comuni", dice Lorenzo Andraghetti, silurato alle primarie di Bologna nel 2015. Un caso che ricorda l'espulsione di Cassimatis nel capoluogo ligure

Non solo Genova. Ecco il metodo Grillo spiegato da un altro espulso 5 stelle

Beppe Grillo e Davide Casaleggio a Torino (foto LaPresse)

“Non possiamo permetterci di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100 per cento”. Sul sacro blog c’è la firma di Beppe Grillo e quindi sembra che si possa dire, secondo la nuova teoria del comico genovese, sia stato proprio lui a dare il benservito a Marika Cassimatis, candidato sindaco di Genova. Attivista del Movimento 5 Stelle dal novembre 2012, Cassimatis aveva vinto le "comunarie" online di martedì scorso, superando al ballottaggio le 338 preferenze di Luca Pirondini, il "candidato di partito". Ma gli stretti rapporti di Cassimatis con due fuoriusciti pentastellati – Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma, e Paolo Putti – e la vicinanza agli esponenti di "Effetto Genova", la lista civica fondata da Putti prima del suo allontanamento dal M5s lo scorso gennaio, hanno indispettito il leader. La "decisione è irrevocabile" e "se qualcuno non capirà questa scelta vi chiedo di fidarvi di me", digita Grillo che cita il verbo di Gianroberto Casaleggio: "Al minimo dubbio nessun dubbio".

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La pratica delle espulsioni decise dal vertice è una storia vecchia. Il caso più eclatante fu quello del sindaco di Parma, sospeso dal Movimento per non aver avvisato dell'indagine sul Teatro Regio di cui era a conoscenza e che lo riguardava. Tra i primi sindaci espulsi ci fu Marco Fabbri di Comacchio, cacciato per essersi candidato alle provinciali nonostante i divieti dei vertici. E ancora il sindaco di Gela Domenico Messinese e Rosa Capuozzo, finita nella bufera per presunti legami con la camorra. Ma in tutti questi casi si trattava, appunto, di sindaci già eletti in quota 5 stelle. Mentre "di gente espulsa a primarie vinte o in corso ci siamo solo io e Cassimatis", spiega al Foglio Lorenzo Andraghetti, attivista pentastellato sin dagli albori del Movimento e candidato alle primarie di Bologna del 2015. "Casaleggio si è superato: se nel 2015 il sottoscritto è stato espulso per aver sfidato Bugani alle primarie a Bologna, oggi hanno espulso direttamente chi le aveva già vinte a Genova. Stessa giustificazione: aver fatto un danno di immagine al M5s. Stesso sistema: ho le prove ma non ve lo posso mostrare, fidatevi!", scrive Andraghetti sulla sua pagina Facebook.



Nel 2015 Andraghetti - bolognese, classe 1987 e oggi ricercatore a Lisbona - si candidava alla corsa per palazzo D’Accursio contro Massimo Bugani, capogruppo in Consiglio comunale e fedelissimo della coppia Grillo-Casaleggio, dichiarando chiaramente di essere in contrasto con la politica portata avanti da Bugani. “Da oggi il termine ‘buganaria’ entrerà nel dizionario giornalistico italiano per definire un caso di conclamata truffa democratica (possibilmente online) spacciata per ‘trasparente’. Prima si eliminano gli elettori dell'avversario. E se neanche questo risultasse sufficiente, si elimina direttamente l'avversario”, scriveva in quei giorni convulsi del 2015, quando il grillismo perdeva terreno rispetto all’avversario leghista – l’istituto Cattaneo segnalerà 893mila consensi persi per il M5s nelle sette regioni chiamate alle urne rispetto all’exploit delle Europee 2014 – e il non partito di Grillo aveva bisogno di mantenere il timone dritto e stroncare il dissenso interno. Poco prima erano stati espulsi Giovanni Favia e Federica Salsi ed era scoppiato il cosiddetto Bugani-leaks, uno scandalo di mail sottratte e pubblicate online. “Bugani ha dato l'ordine. Casaleggio ha eseguito. Mi è arrivata la mail dallo 'Staff'. Sono stato espulso”, spiegava Andraghetti.


Uno screenshot dell'email con cui Lorenzo Andraghetti fu prima sospeso (poi espulso) dal M5s nel 2015


E l’”affaire Andraghetti” ricorda infatti da vicino la vicenda di Cassimatis. A lui fu tolto l’uso del simbolo per aver “violato in modo grave e sostanziale (...) l'obbligo di non promuovere pubblicamente iniziative politiche al di fuori del blog ed in contrasto con le regole del MoVimento 5 Stelle, in aperta contrapposizione con l'azione politica del MoVimento e della lista civica che aveva già ottenuto la certificazione per la partecipazione alle prossime elezioni comunali di Bologna, e tentando addirittura di boicottarne l'azione in contrasto con le regole”.

 

Lei è stata silurata per aver “tenuto comportamenti contrari ai principi del MoVimento 5 Stelle prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017”, Beppe dixit. “In particolare hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti”.

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“Non capisco perché Casaleggio possa andare a parlare al meeting Cernobbio dai ‘nemici’ dell’alta finanza; Fantinati possa andare a parlare al meeting di Comunione e Liberazione, Pizzarotti alla scuola di politica dei giovani del PD; e ci siano problemi se un cittadino senza ruoli politici (come me) partecipa a un incontro di realtà civiche”, si chiedeva due anni fa Andraghetti. Oggi ha la risposta pronta: “A Casaleggio e Grillo non interessa più la politica dal basso dei Comuni dai quali erano partiti. Ora che sono i parlamentari mediatici come Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio a portare voti, il danno elettorale locale non tocca nemmeno di striscio quello nazionale. Meglio tenersi un piccolo gruppo di fedelissimi sui territori che salvaguardino il M5s da scalate interne con la certezza di continuare a guadagnare consensi a livello nazionale. Perché è questo quel che conta”.

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