Le vie della seta

Peter Frankopan
Mondadori, 732 pp., 35 euro

Le carte geografiche mondiali prodotte per l’oriente sono diverse da quelle sotto i nostri occhi occidentali. Lì, al centro della scena c’è la Cina e l’Europa è relegata sullo sfondo, a sinistra”. Un’immagine chiara con cui partire per parlare de Le vie della seta. Una nuova storia del mondo scritto da Peter Frankopan, docente di Global History a Oxford, principe croato, designer di talento e marito di una ereditiera inglese. Frankopan è un rinomato specialista del mondo bizantino – nonché un advisor politico di grande rispetto, più volte ospite a Davos – e la sua attenzione si è concentrata sull’Asia centrale, quella regione “che corre dalle coste orientali del Mediterraneo e dal Mar Nero sino all’Himalaya”. In questo libro si pone l’obiettivo ambizioso di “riscrivere” la storia del mondo puntando su un motto noto: la storia la scrivono sempre i vincitori. Del resto le nazioni che lo affascinano oggi sono in disarmo ma, un tempo, erano al centro della storia. Quelle città che oggi sono in rovina, una volta erano centri di eccellenza scientifica e artistica. “Noi conosciamo – scrive Frankopan – solo una parte del nostro passato – ma lungo quelle strade che collegano l’oriente all’occidente, che già a fine Ottocento presero il nome di ‘Vie della Seta’, viaggiavano merci preziose, come carta, spezie, ceramiche e cobalto, ma soprattutto le idee. In quell’area che io chiamo ‘Il Cuore del Mondo’, sono ascesi e caduti degli imperi ma per la maggior parte degli studenti tutto ciò è narrato in un paio di righe nei libri di testo”. Molto interessante la sezione dedicata allo studio delle religioni e alla loro diffusione, influenzando la società. Frankopan sottolinea a testa bassa come, nel decennio e nei secoli dopo la sua fondazione, l’islam sia stato “estremamente tollerante verso altre fedi”. All’epoca, il rapporto tra musulmani e cristiani era “calorosamente incoraggiante”, mentre quello tra musulmani e ebrei era “ancora più colpevole per la sua reciproca compatibilità”. Dopo le cose sono decisamente cambiate, purtroppo. Abbiamo negli occhi le folle che manifestano, bruciando bandiere americane in medio oriente ma, un tempo, le cose andavano diversamente. E proprio questa tolleranza religiosa, sottolinea Frankopan, “portava benefici terreni”; “la convivenza delle fedi è stata un elemento importante della precoce espansione islamica, un fattore importante del suo successo”. Se oggi l’Iran è considerato un luogo instabile, la vecchia Persia, invece, era “un faro di stabilità e di correttezza”. L’asse del male odierno ha infangato secoli di storia e culto della bellezza perduti come la città di Isfahan, che un visitatore chiamava “un paradiso con edifici affascinanti, parchi in cui il profumo dei fiori elevava lo spirito, i ruscelli e i giardini”. Cos’è rimasto di tutto questo? La sensazione è che dietro questo lungo e approfondito studio, Frankopan abbia senz’altro fatto luce su certi aspetti della storiografia mondiale caduti nell’oblio nella narrazione occidentale; tuttavia, questo racconto del mondo evidenzia come la tolleranza, non l’integralismo, siano stati forieri di sviluppo. Scrive Frankopan che una nuova via della Seta, finanziata dai petrodollari e dalle risorse energetiche, sta già rinascendo mentre l’occidente è prossimo al collasso. Siamo all’inizio di una rivoluzione culturale. Quanto peserà stavolta la religione nello scontro di civiltà fra oriente e occidente? “Sì, il mondo sta cambiando, le idee viaggiano più veloci di qualsiasi muro e per capire il futuro che arriva dobbiamo saper guardare al passato”.

 

LE VIE DELLA SETA
Peter Frankopan
Mondadori, 732 pp., 35 euro

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