Miraggio 1938

Kjell Westö
Iperborea, 430 pp., 18,50 euro

Vi è una pagina nera, nella storia della Finlandia, sconosciuta ai più: la guerra civile che contrappose “Bianchi” e “Rossi”, cioè nazionalisti e socialisti, verso la fine del primo conflitto mondiale. Un periodo di anarchia, scontri, lotta di classe, culminato in una spietata resa dei conti che durò dal gennaio al maggio del 1918, con il suo atroce corollario di fucilazioni di massa, campi di concentramento, violenze. Migliaia di persone morirono di fame e sevizie. Vinsero i Bianchi, grazie al decisivo intervento di un corpo di spedizione tedesco, che “liberò” Helsinki e salvò la Finlandia dal bolscevismo. E’ alla luce di questi eventi storici che va letto “Miraggio 1938”, il bel romanzo di Kjell Westö ambientato nell’anno dell’Anschluss e di Monaco, tutto incentrato sul “passato che non passa”, mentre l’Europa si avvicina rapidamente all’orlo del baratro. L’impacciato avvocato Thune, con la sua goffa malinconia e l’ostinato attaccamento ai principi dell’umanesimo liberale, ben simboleggia lo stato d’animo della democrazia finlandese ed europea, in procinto di soccombere all’irrazionalità e al nazionalismo. Thune difende strenuamente il valore dell’amicizia e cerca di tutelare il suo “Circolo del mercoledì”, fino a tollerare la presenza dell’ex migliore amico, che gli ha portato via la moglie. “Era tutta la sera che battibeccavano di Germania e Austria e Hitler. Lindemarck aveva tenuto un lungo monologo sulle ideologie contemporanee (…) Aveva presentato il nazismo come l’ideologia con il nucleo più malvagio di tutte: ‘Abbiamo liberato la belva molti anni fa, e adesso nessuno riesce più a rimetterla in gabbia: se la ride del domatore, se la ride sia dell’esca che della frusta’”. Il timido Thune apprezza molto l’efficienza della sua nuova impiegata, l’inappuntabile signora Wiik, per la quale egli nutre un debole che si guarda bene dal manifestare. Ma nel cuore di costei, dietro una patina di buonumore e discrezione, permane il trauma per gli abusi patiti e cova un insopprimibile desiderio di vendetta. Un incontro casuale farà riemergere il passato e il destino si prenderà una brutale rivincita.
Thune assiste sgomento all’incalzare degli eventi, spettatore incerto e impotente. Cerca di governare gli avvenimenti, ma è incapace di interpretarli, mentre il tragico epilogo si avvicina. “I pensieri gli vorticavano nel cervello stanco. (…) Pensò alla signora Wiik che si faceva sempre più silenziosa sebbene il suo tormentatore non fosse più lì. Si chiese se quella sera avrebbe avuto il coraggio di proporre l’inaudito: lo scioglimento del Circolo del mercoledì. Tante cose su cui prendere posizione. Tante decisioni da affrontare”.

 

MIRAGGIO 1938
Kjell Westö
Iperborea, 430 pp., 18,50 euro

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