Il disco rotto. 33 rivoluzioni

di Canek Sánchez Guevara, Edizioni e/o, 106 pp., 10 euro

Meglio di tanti saggi, inchieste e ricerche nel corso di oltre mezzo secolo, vale questo breve romanzo autobiografico, a descrivere la realtà oppressiva e totalitaria del regime comunista cubano. Canek Sánchez Guevara è nipote di Ernesto Che Guevara, figlio della sua primogenita Hildita. Nasce all’Avana nel ’74 e muore esiliato in Messico nel 2015, a soli quarant’anni. La sua denuncia della dittatura castrista è vivida e amara. “Fango. Sudiciume e ancora sudiciume. Un disco rotto e sudicio. Milioni di dischi rotti e sudici. La vita intera è un disco rotto e sudicio. Una ripetizione via l’altra del disco rotto del tempo e del sudiciume”. Questa è la vita a Cuba, dove il protagonista trascina la sua esistenza solitaria fra un mediocre impiego statale – è iscritto al partito – e una casa squallidissima. Mangia in piedi, beve molto, fuma di continuo, si svaga facendo sesso con la russa del piano di sopra. Legge, scatta fotografie. L’inganno ideologico della dittatura è completo e inequivocabile. La vuota retorica governativa non produce che irritazione e noia. Il senso di inutilità pervade ogni attimo di una vita irrimediabilmente sprecata, senza alcuna via di uscita. In un simile contesto, non stupisce che tanti giovani costruiscano le più improbabili zattere di fortuna, nella vana speranza di galleggiare verso il futuro e la libertà. “D’un tratto compare un gruppo di giovani che trasportano uno strano oggetto a metà strada fra un ready-made e un armadio rotto (sono in sei o sette a portarlo); gettano quell’aggeggio nell’acqua e vi montano sopra. Lo spettacolo attira un’orda di curiosi: “Ve ne andate?”. “Ce ne andiamo fuori dai coglioni”. “Dritti dritti alla Yuma”. “Buon viaggio, signori”. “Amici, portatemi con voi, non fate gli stronzi…”. Il catorcio galleggia per miracolo (…) Le onde cullano il natante carezzando quella che dovrebbe essere la chiglia, e sei o sette volti ridono come bambini con un giocattolo nuovo. Non ce la faranno, pensa, guardando la zattera che si allontana e scompare dietro le onde”. Sánchez ha fatto del suo alter ego un cubano nero e senza nome, che vaga scattando fotografie, in un estremo sforzo di consapevolezza e autodeterminazione. “Sono soltanto un testimone del mio tempo” si giustifica di fronte a un adolescente, che lo guarda “come un poeta incompreso”. Il disco rotto, suddiviso in 33 mini-capitoli, parla di un uomo che si sente vecchio, magro, sporco, perduto – “cos’è cambiato da ieri?” – che si domanda se non sia altro che un esteta tormentato e non sa cosa rispondere. Che non capisce perché la povertà debba essere un’opera d’arte o il gradino più alto della scala sociale.

 

IL DISCO ROTTO. 33 RIVOLUZIONI
Canek Sánchez Guevara
Edizioni e/o, 106 pp., 10 euro

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