I populisti seri spaventano e non vincono. Ma cosa fare se i populisti sono dei buffoni?

Al direttore - Bene Antonio Gurrado sulla truffa Rousseau. “La patria non può sussistere senza libertà, né la libertà senza virtù, né la virtù senza i cittadini; se riuscirete a formare i cittadini, otterrete tutto”. Così scriveva il Ginevrino. Poi s’incartava in prolissi, ingannevoli opportunismi, in contraddizioni epistemologiche, quando s’arrivava a dover definire chi dovessero essere quelli che soddisfacessero il diabolico “se riuscirete a formare i cittadini, otterrete tutto”. In realtà siamo di fronte a un delirio mentale che pretende di cambiare la natura dell’uomo. Non ci giriamo intorno: quello è sempre stato il sogno di tutti quelli che nel tempo, si sono ritenuti “gli Eletti”. Hanno avuto tanto spazio proprio perché la natura dell’uomo è quella che è. L’uguaglianza, il patto equo, sogni di gloria e, pure i click, sarebbero impietosamente, ferocemente uccisi, ove si riuscisse a cambiarla. Ma la natura umana si difende e impedisce che la si cambi.

Moreno Lupi


Al direttore - Se uno lo prendesse alla lettera, il giudizio della Merkel sull’attentato di Manchester (“incomprensibile”) sarebbe disperante: il principale paese europeo guidato da una cieca e sorda. Naturalmente Merkel comprende benissimo, ma se lo ammettesse dovrebbe poi spiegare come intende affrontare quella che ormai è chiaramente una sfida di lunga durata. I precedenti non sono incoraggianti: dopo gli attentati di Parigi del gennaio 2015 Merkel e il fu Hollande dichiararono precipitosamente che quanto accaduto non aveva “nulla a che fare con l’islam”. E lo Stato islamico, nonostante il grande sventolìo di bandiere nere con versetti del Corano, è naturalmente “sedicente”. Come recita l’adagio, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Mark Steyn mostra che si può analizzare questo fenomeno senza rinunciare al buon senso e all’intelligenza; una boccata di aria sana in un’atmosfera inquinata dai mass media politicamente corretti.

Alexander Tenenbaum


Al direttore - Ok, Cerasa, il populismo è in regressione in Europa ed è un trend che può avvilire nel tempo il grillismo. Resta inspiegabile un punto. In Italia ci sono giornalisti/e in tele/stampa cazzuti che quando intervistano il politico di turno sono implacabili, eppure con i 5s diventano tutti colloquiali. Domenica in Rai Annunziata con Roberto Fico. Anche con Di Maio salvo una battutaccia finì a tarallucci. A La7 sognano un governo a Cinque stelle. Il terribile Minoli tirò fuori gli attributi con Matteo Renzi poi con Di Maio sembrava all’osteria. Al Corriere non ne parliamo. Repubblica fa il pesce in barile. Così tutti gli altri. C’è come una sorta di rassegnazione. I giornali di destra vanno più sulla burla che sulla critica politica. Solo il Fatto qualche volta picchia tanto per finta critica. All’estero la battaglia contro il populismo è più serrata convinta. In Italia i grillini sono paragonati a Pierino, all’estero i populisti sono considerati pericolosi.

Luigi De Santis

Questo è un punto vero. I populisti alla Le Pen sono populisti seri, che spaventano, e che per questo non possono vincere. I populisti alla Grillo costituiscono una minaccia per la nostra democrazia ma non essendo seri ed essendo comici non spaventano e per questo possono essere pericolosi. D’Alema però ci ha detto che senza riforma costituzionale i populisti non possono vincere e noi ci fidiamo di D’Alema. E anzi stiamo pensando di riservargli un piccolo tributo, tra qualche giorno.

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