Benvenuti in Giappone, la "civiltà fantasma"

Il paese senza bambini perderà 40 milioni di abitanti. Venti milioni di case abbandonate, 896 città e villaggi che chiudono, le autostrade alla mercé degli animali. L'articolo dell'Economic Observer 

Benvenuti in Giappone, la "civiltà fantasma"

Alla fine degli anni Settanta, quando la Cina ha cominciato a riformarsi e ad aprirsi al resto del mondo, il Giappone era il potere economico dell’Asia. Negli ultimi anni il vicino della Cina è diventato un “paradiso dello shopping” che attrae circa sei milioni di visitatori ogni anno. In questi giorni, tuttavia, i giapponesi non guardano al loro paese come a un luogo felice e piacevole. Invece, il sentimento del Giappone è sempre più dominato dall’ansia di un futuro non così distante in cui il paese diventerà una cosiddetta “civiltà fantasma”.

     

L’espressione “città fantasma” è diventata un riferimento giapponese molto popolare. Alcuni giorni fa, un amico che lavora come dirigente per una grande azienda sull’isola settentrionale di Hokkaido è venuto a trovarmi a Tokyo. Durante la cena, ha esposto la sua “teoria del collasso di Hokkaido”. Ha spiegato come originariamente solo gli abitanti di Ainu e gli animali vivessero a Hokkaido. Ma dopo la Restaurazione Meiji nel 1868, i giapponesi cominciarono ad andarci ad abitare. “Ora”, ha detto, “mentre la Restaurazione Meiji segna il suo 150esimo anniversario l’anno prossimo, la popolazione di Hokkaido continua a scendere”. Il mio amico ha concluso dicendo che se questo processo andrà avanti, Hokkaido crollerà e diventerà “ghostdo”, una città fantasma.

    

Yubari City, una delle città industriali più importanti di Hokkaido, aveva una popolazione di 120 mila persone. Oggi, sono solo settemila. Solo Sapporo, capitale di Hokkaido, non ha visto la sua popolazione cadere negli ultimi anni. Tutte le altre città della regione hanno subito una drastica depressione demografica. Ricordo le cose stupefacenti che avevo sentito e sperimentato durante la mia visita all’isola due anni fa. Una notte, dopo una cena con il sindaco di Hokkaido City, prendemmo un taxi verso il Noboribetsu Hot Spring Resort, a 15 minuti di auto a una normale velocità di guida. Ma il nostro viaggio durò 40 minuti perché stavamo guidando a 20-30 chilometri all’ora. Era notte. C’erano poche auto sull’autostrada. Il tassista ha spiegato perché stava andando al di sotto del limite di velocità: “Questa zona aveva una grande popolazione. Ora la popolazione è diventata scarsa, così gli orsi e le volpi spesso scendono dalle montagne. Questi animali spesso corrono verso le strade, quindi sono costretto a guidare lentamente”. Quando ho raccontato questa storia al mio amico visitatore di Hokkaido, mi ha detto con un sorriso sordo: “Solo l’altro giorno mi sono imbattuto in un cervo!”. Ma la civiltà fantasma di Hokkaido non è l’unica. Il mese scorso, il villaggio di Okawa della prefettura di Kochi, situato sull’isola rurale Shikoku, è stato obbligato, in una mossa senza precedenti, ad abolire il suo consiglio del villaggio. Si dice che a causa di una drammatica diminuzione demografica il consiglio non poteva più operare. Ora, i 350 adulti che sono rimasti devono semplicemente riunirsi direttamente per discutere gli affari del villaggio. Come ad Atene nei tempi antichi, il villaggio di Okawa sta tornando alla forma più pura della democrazia.

    

Secondo l’Istituto nazionale per la popolazione e la sicurezza sociale del Giappone, entro il 2040 la maggior parte delle città più piccole del paese vedrà un calo drammatico da un terzo alla metà della loro popolazione. Alcune metropoli in un futuro prossimo si trasformeranno in città fantasma. La popolazione complessiva del Giappone di 126 milioni secondo le previsioni scenderà a 80 milioni nei prossimi tre decenni. Dietro queste statistiche c’è la sfida monumentale di una società che invecchia. Quando la popolazione sarà di 80 milioni, circa 35 milioni di persone avranno più di 65 anni. Dal momento che il governo considera fra i 15 e i 65 anni la forza lavoro, in futuro ogni lavoratore dovrà sostenere una persona anziana. Un sociologo giapponese ha previsto che il sistema sociale in Giappone non possa essere mantenuto se la tassa sul reddito personale non sarà aumentata del 90 per cento. Se fossi un giovane nel 2040, probabilmente lascerei il mio paese. In alternativa, può sorgere un movimento che richiede una riduzione dell’imposta sul reddito. In breve, il Giappone sta aspettando un’èra turbolenta. Il Giappone ha attualmente otto milioni di unità abitative vuote. Poiché i giovani normalmente non vivono con i loro genitori, i bambini ereditano un’altra casa o un appartamento quando i loro genitori muoiono. In Giappone, una massa di case vuote non può essere venduta. A un’ora di macchina da Tokyo, ci sono file di appartamenti quasi completamente disabitati. Le previsioni suggeriscono che in 15 anni il Giappone avrà 20 milioni di case vuote. Il comune di Niikappu, 5.900 anime nell’isola settentrionale di Hokkaido, ha venduto online la scuola. Non c’erano più alunni. Intanto, a causa del numero di decessi, mancano crematori per tenere il passo della morte. Mentre in Cina, il numero dei ristoranti è in aumento negli ultimi 25 anni, il Giappone va nella direzione opposta. I ristoranti sono diminuiti da 850 mila nel 1990 a 350 mila oggi. Il forte calo del numero dei ristoranti e anche dei bar giapponesi indica un’essiccazione di vigore e vitalità.

    

In Giappone oggi il commercio di pannolini per anziani è più proficuo di quello dei pannolini per bambini. La compagnia giapponese Unicharm nel 2012 ha registrato per la prima volta che le vendite di pannolini per adulti hanno superato quelle dei prodotti per bambini. “Noi percepiamo questo cambiamento come un’occasione d’oro per la crescita”, ha detto Shohei Murai, vice presidente esecutivo della catena di supermercati Aeon Co. “Negli anni Ottanta e Novanta, Aeon aveva le famiglie, la maggioranza in termini di popolazione, come suo principale cliente. Ora sono gli anziani il motore del consumo”.

   

Il Giappone è una delle nazioni meno religiose di tutto il mondo, il tasso di matrimoni è precipitato e il tasso di divorzi è superiore a quello del nord Europa. Il Giappone ha uno dei più alti tassi di suicidio nel mondo sviluppato. La generazione attuale comprende milioni di cosiddetti “single parassiti” che vivono ancora con i loro genitori, e forse centinaia di migliaia di “hikikomori” – giovani che si spengono ritirandosi in una vita senza amici circondati da videogiochi, Internet e manga (fumetti) in casa dei genitori.

  

Un libro del 2014 di Hiroya Masuda, un ex governatore della prefettura di Iwate, dal titolo “Local Extinction”, spiega che 896 città, paesi e villaggi in tutto il Giappone sono a rischio di estinzione entro il 2040. Nel 2014, la popolazione del Giappone è stata poco meno di 127 milioni. Entro il 2040, ci si aspetta che scenda fino a circa 107 milioni e, nel 2050, a 97 milioni. A Kushiro, famosa per il pesce, la popolazione scenderà da circa 181.000 a circa 117.000 entro il 2040. E il numero delle donne in età fertile, tra i 20 e i 40 anni, è previsto in calo fino a circa 10.000. Secondo alcune stime, nella regione di Tohoku la popolazione totale diminuirà da 9,33 milioni di oggi a 6,86 milioni entro il 2040, e poi a poco più di 5 milioni entro il 2060. Il Giappone ci dice cosa può succedere nel resto dei paesi a bassa fertilità. Nelle province in declino del Giappone, non è solo la vita a essere trascurata. In molte zone rurali non è rimasto nessuno a prendersi cura delle tombe. I santuari di famiglia abbandonati sono uno degli indicatori più visibili dello svuotamento nelle province. I segni di declino regionale sono ovunque, dalle scuole abbandonate alle risaie invase. In Giappone, dove lo shinto-buddhismo è il sistema di fede predominante, il tasso di cremazione è superiore al 99 per cento, uno dei più alti al mondo. La maggior parte delle famiglie ha un tradizionale monumento in pietra nel cimitero vicino alla casa di famiglia, dove sono sepolte le ceneri di ogni generazione. A poco a poco ma inesorabilmente, il Giappone si sta evolvendo in un tipo di società i cui contorni possono essere previsti solo nella fantascienza.

    

Oggi il Giappone spicca per fenomeni curiosi ma indicativi: l’affitto dei “parenti” per le celebrazioni quando uno sposo o una sposa manca del requisito; le bambole robotiche che possono mimare alcuni dei suoni e gesti di bambini reali e che vengono commercializzate per aiutare gli anziani giapponesi ad affrontare la solitudine e la depressione. Un terzo dei ragazzi in età da 16 a 19 anni ha descritto se stesso come disinteressato o avverso all’intimità sessuale. I giovani giapponesi sono invece molto interessati ai videogiochi. Così muore una civiltà.

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Commenti all'articolo

  • Pulitzer

    Pulitzer

    06 Luglio 2017 - 17:05

    Non possiamo mandargli un po dei nostri migranti?

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  • Giovanni

    03 Luglio 2017 - 14:02

    Questo articolo mi sembra alquanto paradossale. Il Giappone ha una popolazione "mostruosa". Su un territorio poco più grande dell'Italia vivono 127 milioni di persone. Territorio fra l'altro non tanto facile trattandosi di un paese che vive su una faglia oceanica foriera di eventi sismici quasi continui. Certo, la popolazione sta diminuendo con un tasso dello 0,21% (pressapoco lo stesso indice dell'Italia e di tanti altri paesi avanzati), cosa che se dovesse continuare porterebbe il paese del sol levante a perdere dopo una decina d'anni circa un milione di abitanti. Difficile parlare, stando così le cose, di paese fantasma. Si tenga conto fra l'altro che questi trend non sono quasi mai costanti e spesso ci sono delle controtendenze.

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