Candy: come riuscire a vendere lavatrici anche ai cinesi

Chiacchierata con Beppe Fumagalli, ceo di un gruppo da un miliardo che va a caccia di mercati

Candy: come riuscire a vendere lavatrici anche ai cinesi

Da Peppino a Silvano, ad Aldo e ora a Beppe. Tutti passaggi naturali. Non un litigio né una discussione. E la velocità a cambiare. “L’interesse di tutti, sopra tutto. Una grande lucidità della famiglia” dice orgoglioso Beppe Fumagalli, oggi ceo della Candy Hoover Group. “E’ la nostra forza, il passare di mano la responsabilità dell’azienda se uno ritiene che l’altro può dare di più in quel preciso momento”. E in questo passaggio la Candy, l’azienda di Brugherio fondata nel ’45 con la produzione di lavatrici, ha trovato la giusta strada per risollevarsi da una crisi che sembrava segnare un triste destino. Dopo tre anni in perdita, 2011-2014, ecco l’anno record il 2016: bilancio chiuso con il superamento della soglia storica di un miliardo di euro di ricavi. Crescita del 10 per cento, Ebit 4,7 per cento, pari ad oltre 48 milioni di euro.

 

“Candy , inoltre, ha fatto segnare un significativo rialzo della quota di mercato detenuto in Europa dove ha registrato, rispetto all’anno precedente, un incremento pari al 20 per cento diventando il gruppo che cresce maggiormente tra i principali operatori di elettrodomestici” precisa Fumagalli. Merito suo? “Alt. Ho dato continuità all’opera di Aldo, mio fratello. Ho solo velocizzato l’area commerciale e di marketing, abbiamo rimotivato i nostri collaboratori. Abbiamo creato un team unito. Una gestione collegiale. Più flessibilità. E’ tutto strano. In un’azienda ci sono potenzialità inespresse. Un manager deve lavorare proprio sulle risorse spendendo tempo e organizzazione. E’ nata così l’idea forte di puntare sulla connettività applicata agli elettrodomestici e nelle Smart Appliances dove Candy detiene, in termini di quote di mercato, il 46 per cento in Italia, il 61 per cento in Francia e il 44,6 in Russia. Nessun concorrente ha fatto quello che abbiamo fatto noi. Più vendite, più mercato. La nostra reputazione è salita”. Una magia, con i tempi che corrono. Ma anche tanta capacità. Beppe Fumagalli non ha maestri. E’ entrato in fabbrica a tredici anni. I processi produttivi più nascosti smascherati da una lunga gavetta. Senza avere la presunzione di sapere più degli altri. Al punto tale, per dare una linea alla Candy Group, avvalersi di advisor board: sono stati richiamati anche due ex dipendenti, due manager del passato di valore e buon senso. Un gruppetto di sei persone, compreso Aldo e Beppe Fumagalli. E’ andata bene.

 

E la Candy è andata oltre, in Cina ha acquisito un’azienda locale che è leader per la produzione e distribuzione di elettrodomestici, la Meiling, firmando una joint venture al 60 per cento capitale cinese e al 40 italiano. Obiettivo: vendere ai cinesi 4 milioni di lavatrici. Chissà come se la ride nonno Eden Fumagalli che ha fondato la Candy con i figli Niso, Enzo e Peppino, il papà di Aldo e Beppe, attuali presidente e ceo. Non solo dal 2002 si esporta in ben 111 paesi, ma l’espansione è anche industriale con l’apertura di stabilimenti in Russia, Turchia e ora in Cina. Nonno Eden aveva fatto felici le massaie italiane nel Dopoguerra, adesso i suoi eredi puntano a ridurre la fatica delle donne cinesi. E’ la forza di un’azienda familiare? “Ci sono vantaggi e svantaggi – precisa Fumagalli – con la famiglia, l’azienda è nuda. C’è’ solo l’azionista davanti al management. In un’altra azienda ci sono cda, assemblea degli azionisti, collegi sindacali, tante cose prima di arrivare ai primi collaboratori. Con noi, la responsabilità è lì davanti a tutti. Nel triennio difficile, di crisi, dove il fatturato mondiale di elettrodomestici è sceso da 47 a 39 miliardi e ha visto l’ingresso di forti competitor, si faticava a dormire. La ristrutturazione dell’azienda è stata difficile, delocalizzare produce sofferenza, ma ci siamo salvati nell’interesse di tutti”.

 

Alla parola soddisfazione può aggiungerne altre due? “Credibilità, in tre anni abbiamo conquistato credibilità verso i clienti, il sistema finanziario e i nostri dipendenti. E poi la velocità. Non bastano analisi, tattica e strategia”. Così è stata rimessa in piedi la Candy sfruttando i punti di forza. E lavorare senza pause. Escluso un giorno, un giorno di festa, l’ultimo giovedì di novembre quando i 53 familiari del super nucleo Fumagalli sparsi nel mondo tornano a Monza per una grande tavolata tutti insieme all’Hotel de La Ville. Ogni anno, da sempre. I Fumagalli non hanno avuto bisogno di frequentare i validi corsi della Camera di commercio di Monza e Brianza dedicati ai figli degli imprenditori non sufficientemente preparati a gestire l’azienda di famiglia. In Candy il passaggio generazionale è stato costruito tra fabbrica, Bocconi e Politecnico. La prossima sfida? “Industry 4.0 è una buona base per ripartire, innovare, modernizzare. Digitalizzare. Avere dati di mercato in tempo reale per rielaborarli e preparare strategie adeguate”. Bisogna essere veloci, per Beppe Fumagalli forse è un’ossessione, ma in soli due anni ha avuto ragione.

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