Abbattere i nemici per via giudiziaria infilando letame nel ventilatore

Mettete da parte le polemiche sui ballottaggi. Il caso Caputo ci dice tutto sull’Italia della gogna pentastellata

Abbattere i nemici per via giudiziaria infilando letame nel ventilatore

L'eurodeputato Nicola Caputo (foto LaPresse)

Mettete da parte le polemiche sui ballottaggi. Mettete da parte le scazzottate tra Renzi e Prodi. Mettete da parte le polemiche tra Berlusconi e Salvini. Prendetevi cinque minuti per leggere una storia, solo apparentemente piccola, che ci dice molto su cosa sia l’Italia del circo mediatico-giudiziario e su cosa significhi essere complici della barbarie giustizialista. Non vi parleremo del caso Woodcock – seppure la procura di Roma, che ieri ha indagato il pm della procura di Napoli per rivelazione di segreti d’ufficio, potrebbe aiutarci a capire in che misura esiste, se esiste, un generatore automatico di fango che partendo da una procura arriva quotidianamente sulle pagine di alcuni giornali.

 

Vi parleremo di un’altra storia che arriva sempre da Napoli e che riguarda un politico di cui forse non avrete mai sentito parlare: Nicola Caputo. Nicola Caputo è un europarlamentare del Partito democratico. È nato a Teverola, in provincia di Caserta, il 14 marzo del 1966 e dal 2014 a oggi si è ritrovato per due volte a fare i conti con gli orrori della gogna mediatica. Il primo caso risale al 2013. Caputo vince le parlamentarie del Pd, quelle volute da Bersani, e poco dopo essere stato messo in lista, per la Camera dei deputati, riceve un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta relativa ad alcuni rimborsi sospetti in regione Campania. Dopo quell’avviso di garanzia, l’allora segretario del Pd, prestando il fianco a una campagna di stampa manettara, sceglie di mettere fuori dalla lista Caputo e accetta di aderire indirettamente a una campagna di demolizione dell’ex consigliere regionale (“Qui c’è un bene da tutelare che è la credibilità della politica”). Pochi mesi dopo, l’indagine su Caputo sarà del tutto archiviata.

 

Tre anni dopo la scena si ripete ma in una forma ancora più barbarica. Siamo a metà gennaio. Il Movimento 5 stelle e i suoi giornali al guinzaglio si trovano in difficoltà: c’è da commentare il caso delle infiltrazioni della camorra al comune di Quarto, amministrato dal Movimento 5 stelle, e nel partito delle manette nessuno sa come cavarsela. Il 13 gennaio arriva la svolta e arriva la chicca. Un europarlamentare del Pd viene indagato. Le accuse sono importanti: secondo la Dda di Napoli Caputo sarebbe stato “il referente dei Casalesi in regione”. Un giornale, potete immaginare quale, dedica un’intera prima pagina al caso. “Voti, favori e camorra: indagato in Campania eurodeputato Pd”. Occhiello: “A 25 km da Quarto”. Bingo. Due giorni dopo, il blog di un importante movimento politico pubblica la foto segnaletica dell’eurodeputato. È il 16 gennaio 2016. Il post del blog guidato da un clown non si limita a chiedere le dimissioni dell’eurodeputato. Deve fare di più. Deve puntare più in alto. Deve giocare con le parole. Deve accendere il ventilatore. E così arriva a scrivere, testuale, che “il Pd è il partito preferito dalla camorra”. Partono gli hashtag. Partono i post. Partono gli editoriali. Partono i talk-show. I cumuli di fango si trasformano in montagna. Passano due anni e si scopre che non era vero nulla. Pochi giorni fa l’indagine su Caputo è stata archiviata. L’indagine che faceva leva sullo sbobinato di un’intercettazione e sulle parole di un pentito. Il giudice che ha chiesto l’archiviazione ha ammesso che l’intercettazione è stata fraintesa e che le parole del pentito non erano credibili. Nessun clown ha chiesto scusa. Nessun talk-show lo ha ricordato. Nessun Di Maio si è mortificato. Nessuna gazzetta al servizio delle procure ha offerto all’indagato archiviato lo stesso spazio utilizzato per sputtanarlo. Sarebbe bello dire che sia un caso isolato. Ma purtroppo è questa la prassi in un paese che da anni gioca con le vite degli altri infilando letame nel ventilatore per abbattere i nemici per via giudiziaria.

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  • davide.rizzo@outlook.com

    davide.rizzo

    28 Giugno 2017 - 15:03

    Per fortuna abbiamo "Il Foglio", antitesi di tutta la stampa forcaiola, facilona e sputtanatrice di professione. "Più sputtano, più vendo". La Verità a volte si trova pure in questa stampa, quale incidente di percorso.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    28 Giugno 2017 - 14:02

    Al direttore - Il dato che implacabilmente, mette a nudo l'anomalia oscena del giustizialismo mediatico, è che il nostro modo d'intendere e praticare la polita, non è stato assolutamente scalfito, toccato. Anzi, ne ha moltiplicato le sue pecche e le sue distorsioni. Poi assistiamo alle intemerate travagliesche contro lo stesso giustizialismo mediatico. Ridicolo, patetico, ma difende la sua pagnotta. In un clima politico appena normale, sarebbe ridotto in rovina. Come le mosche necrofore senza cadaveri.

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  • luigi.desa

    28 Giugno 2017 - 12:12

    In Italia ci sono più associazioni delle vittime , con tutto il rispetto per le vittime e meno per i famigliari che vogliono trasformare il loro dolore in risarcimenti, di qualunque paese al mondo, seppure sono decine di migliaia non è stata creata una associazione di vittime della giustizia e della gogna mediatica. Con il nostro sistema legislativo che consente al magistrato la totale irresponsabilità ( dal 1948 hanno pagato dazio solo 6 magistrati) una associazione pur di 20/ mila membri non può scalfire il moloch che gestisce come divinità la giustizia in Italia ,ma una associazione con decine di migliaia di membri potrebbe mettere in difficoltà certa stampa che vive e sopravvive solo con il lancio di fango e fine gogna mai. Forse l'idea di una class action da parte di perseguitati da un giornale per milioni di euro potrebbe avere deterrenza. Si può iniziare con una raccolta firme e poi si va dal notaio.

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  • DBartalesi

    28 Giugno 2017 - 11:11

    Poveretto...che gli è successo? Non vede? Gli hanno sparlato addosso. E l'arma? Forse una Travaglio calibro 9, "Beccaquestum".Fortuna che oggi si sparla e non si spara, e i morti non muoiono per davvero. Alcuni però si accasciano politicamente. Le cose vanno così, come in un grande condominio, Le liti più feroci fomentate da un fatto quotidiano.

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