La televisione russa celebra la rivoluzione d'ottobre. E "riabilita" Trockij

Per l'atteso e controverso centenario, in Russia il canale TV1 trasmetterà a puntate la storia dell'avversario politico di Stalin che viene presentato come un affabulatore debole e impulsivo

La televisione russa celebra la rivoluzione con una serie, ma sceglie Trockij

Un fotogramma della serie tv

La Russia non sa bene come celebrare la rivoluzione d’ottobre. Non sa se celebrarla, se far finta di niente, o se trattarla come un evento storico importante con la dovuta distanza e freddezza del passato. Eppure qualcosa il Cremlino dovrà pur fare.

 

 

 

Venerdì, il canale televisivo russo Tv1 ha lanciato una serie che andrà in onda il mese prossimo in occasione del centenario della rivoluzione. Le otto puntate ripercorrono i più importanti eventi storici che vanno dalla caduta della famiglia Romanov, fino all’arrivo di Stalin. Il tutto vissuto attraverso gli occhi di un personaggio che in pochi si aspetterebbero: Lev Trockij. Proprio lui, il teorico della rivoluzione, il braccio destro di Lenin che Stalin ha fatto uccidere da Ramon Mercader (conosciuto in Italia per essere lo zio di Christian De Sica). Il rivoluzionario finito miseramente nel dimenticatoio della storia russa, il cui nome è legato a uno dei crimini più gravi del periodo dell’Urss, il trockismo. Considerato un crimine dagli avversari politici e soprattutto da Stalin, ai tempi dell’Unione sovietica, con l'accusa di trockismo si condannava a morte.

 

Lev Trockij, espulso dalla Russia nel 1929, ucciso nel 1940, viene riabilitato da una serie Tv che contiene tanto sesso e tanta violenza. Corpi trucidati, interminabili viaggi in treni blindati e donne nude. Un prodotto pacchiano che, se non fosse per la scelta del personaggio che sicuramente avrà colpito i russi, non sarebbe degno di nota. Trockij è uno di quei personaggi che, come Gorbacev, è stato più amato in occidente, dove è conosciuto e apprezzato come scrittore e teorico del comunismo, che in patria, dove i russi lo vedono con pietosa curiosità.

 

La serie, dal titolo “Trockij”, viene trasmessa dal primo canale nazionale e restituisce un’immagine del rivoluzionario molto conflittuale: da uno parte si vede un brillantissimo politico capace di sedurre uomini donne e bambini con la sua oratoria, dall’altro emerge un personaggio selvaggio, impulsivo, che spara a cittadini disarmati solo in virtù del principio “della pulizia dei ranghi”. Un personaggio ingenuo e troppo vulnerabile al fascino femminile. Insomma non un vero eroe sovietico, freddo e calcolatore.

 

La serie non è priva di un fondamento storico, ma molti critici hanno sollevato obiezioni nel tentativo di dare una lettura alla sua uscita proprio in occasione del centenario della rivoluzione. Per anni, dal crollo dell’Unione sovietica, la Russia non ha saputo che interpretazione dare al  passato bolscevico e per la prima volta, l’anno scorso, Vladimir Putin ha fornito indicazioni criptiche, suggerendo di guardare al proprio passato con “rispetto e attraverso un’analisi obiettiva e onesta della storia nazionale”. Un anno dopo, è arrivata la serie tv che propone di celebrare la rivoluzione attraverso un antieroe. Un modo del Cremlino per ribadire che la Russia di oggi non ha nulla a che fare con lo stalinismo?

 

Il dibattito è destinato ad andare avanti e c’è chi ha voluto vedere nel personaggio di Lev Trockij, presentato come carismatico ma inconcludente, un Alexej Navalny. Un modo per dire: attenti giovani, voi che siete sedotti dalla parola e dalle performance, chi è bravo a parlare non è bravo comandare.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    03 Novembre 2017 - 20:08

    Lenin che torna su un treno tedesco senza problemi. Quasi accompagnato. Trockij amato in occidente e non in patria è vero. Gorbacev amato in occidente e’ altrettanto vero. Cenai in un ristorante, si fa per dire, e i camerieri al solo nome Gorbacev sputavano per terra. Lo sfascio comunista avvenne senza una guida. La miglior celebrazione della rivoluzione in Russia? Il silenzio. La pena oltre che per i russi è per i comunisti nostrani che non vollero vedere i massacri ed i meno vecchi un sistema dittatoriale che non poteva andare da nessuna parte. Anche i nostri della prima ora furono oggetto di sparizioni quando videro, e in loco dissero come si procedeva. Spariti nel nulla o deportati in Siberia. Qualcosa andrebbe detta anche su Togliatti il migliore che, si dice, non agevolava il ritorno dei nostri prigionieri per il troppo aver visto di quell’orrore. Povera gente, poveri russi, povero uomo.

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  • paulitus_

    25 Ottobre 2017 - 21:09

    ma perche' qui non abbiamo forse celebrato con pompa i 150 anni dell'annessione al Piemonte del resto dei liberi stati d'Italia?

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