In Austria iniziano i controlli anti migranti al Brennero

Esercito e polizia fermano veicoli e treni merci: trovati sei irregolari nascosti in un serbatoio del diretto per Monaco. Sull'insistenza di Vienna in tema immigrazione pesano le elezioni di ottobre

In Austria iniziano i controlli anti migranti al Brennero

L'Austria ha dato il via ai controlli sui migranti con l'ausilio dell'esercito, come aveva annunciato una settimana fa. Nella zona della barriera autostradale di Schoenberg a circa 25 chilometri dalla frontiera con l'Italia del Brennero sono state chiuse tre delle quattro corsie e controllati un centinaio di veicoli. Alla stazione ferroviaria di Matrei am Brenner otto funzionari di polizia e sedici soldati hanno controllato anche i treni merci provenienti dall'Italia: Vienna teme che i migranti irregolari li usino per raggiungere Austria e Germania con la speranza di non essere scoperti. Nel dicembre del 2016 due irregolari che viaggiavano su un treno merci erano stati trovati senza vita a Woergl in Tirolo. Questa notte, sul treno partito da Bolzano e diretto a Monaco di Baviera sono state trovate due donne e quattro uomini originari della Costa d'Avorio, Nigeria e Burkina Faso. Le sei persone viaggiavano all'interno di un serbatoio vuoto dove normalmente è contenuto gas liquefatto. 

   

 

Dall'inizio del 2017 Le autorità austriache affermano di avere avuto "un forte aumento di immigrati clandestini" che si sarebbero introdotti attraverso il confine italiano: "sono stati 465 i tentativi di ingresso illegale sul territorio a bordo dei pullman internazionali". La situazione, secondo il Viminale, è invece assolutamente tranquilla e anzi, nei primi sette mesi del 2017, alla frontiera italo-austriaca è stato inibito l'ingresso in Italia a 1.200 cittadini stranieri, a riprova del fatto che il trend dei movimenti migratori in questo periodo vada piuttosto dall'Austria verso l'Italia.

 

Le forze di polizia del Tirolo sostengono che l'operazione della scorsa notte è solo la prima di una serie di controlli mirati con l'ausilio dell'esercito. Entro la fine di agosto sono previste 36 operazioni che saliranno a 81 nel corso del mese di settembre. Comunque i controlli alle frontiere interne dell'area Schengen adottati da Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia durante la crisi dei migranti non potranno essere rinnovati oltre l'11 novembre di quest'anno, ha comunicato una portavoce della Commissione europea, Tove Ernst. Secondo l'esecutivo comunitario, i controlli finora stati condotti in modo "proporzionato" e hanno avuto un "impatto minimo" sulla libertà di movimento dei cittadini. Tuttavia, in base alle regole Schengen, quella in corso è "la proroga finale". La Commissione in maggio ha raccomandato di avviare "un'uscita dai controlli" e di introdurre "meccanismi alternativi" che potrebbero essere altrettanto efficaci come "controlli di polizia nelle zone di confine o sui trasporti".

   

Sull'insistenza di Vienna in tema immigrazione pesa, quasi sicuramente, il fatto che a ottobre si svolgeranno le elezioni politiche e il leader del Partito popolare (ÖVP) e attuale ministro degli Esteri, Sebastian Kurz, sta provando a togliere voti all'estrema destra (i nazionalisti del Partito della libertà, FPÖ) utilizzando la “linea dura”. Il FPÖ, come gli altri partiti populisti europei, ha visto i suoi sostenitori crescere sull'onda delle preoccupazioni riguardo a immigrazione e terrorismo. Da quando è arrivato alla guida dei conservatori Kurz ha scelto di combattere contro i populisti di destra sposandosi in parte sul loro terreno.La sconfitta sul filo del rasoio del candidato del FPÖ nelle presidenziali di dicembre rispecchia il forte calo della fiducia degli elettori austriaci nei partiti tradizionali: il Partito della Libertà è attualmente al terzo posto nei sondaggi con il 24 per cento, testa a testa con i socialdemocratici (SPÖ) che hanno il 27 per cento e il partito centrista (ÖVP) con il 32 per cento. Nell'autunno di un anno che vedrà andare alle urne olandesi, francesi e tedeschi, la Repubblica alpina deciderà il suo futuro proprio sui temi dell'immigrazione e della posizione del paese nell'Unione europea – oltre che su quelli del lavoro e delle politiche sociali.

  

A guardare i numeri, però, sono tuttora Italia e Grecia la porta d’ingresso principale per i richiedenti asilo e migranti economici che cercano di entrare nell'Ue. Gli stati membri avevano accettato di ricollocare 160.000 richiedenti asilo provenienti dall’Italia e dalla Grecia nel corso di due anni. Al momento ne hanno accolti solo 20.000 circa mentre il cosiddetto blocco di Visegraad – la Repubblica Ceca, l'Ungheria, la Polonia e la Slovacchia – ha detto no lo schema, forzando la Commissione a intentare un'azione legale nei loro confronti. Austria e la Bulgaria non boicottano pubblicamente le quote, ma lo fanno a tutti gli effetti: l'Austria, che doveva accogliere 1.953 persone, non ne ha ricollocato nessuno, mentre la Bulgaria, che prevedeva di prendere 1.302 persone, ne ha accettate solo 50 dalla Grecia.

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