Prove di collusione russa, via email

Donald jr Trump tramava contro Hillary con presunti emissari di Putin. Era un bluff, ma lui doveva andare all’Fbi

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

Prove di collusione russa, via email

Vladimir Putin con Donald Trump (foto LaPresse)

New York. “If it’s what you say I love it” è la frase delle email Donald Trump Jr. che più facilmente penetra nei titoli sulla nuova ramificazione dello scandalo russo, ma non è la più importante. Non c’è nulla di nuovo o strano nel figlio primogenito e consigliere di un candidato che gongola alla prospettiva di informazioni che possono incriminare l’avversario, e per quanto suoni cinico letto a posteriori in uno scambio di email, l’idea di aspettare il momento giusto...

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    12 Luglio 2017 - 19:07

    Perche` non parla mai degli incontri tra esponenti del governo Ucraino (diplomatici, ecc. ecc)e la campagna dei Clinton pre fregare TRUMP?

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  • guido.valota

    12 Luglio 2017 - 00:12

    Qualis pater talis filius.

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  • carlo schieppati

    11 Luglio 2017 - 23:11

    "L’avvocatessa che ha incontrato insieme ai distratti Paul Manafort e Jared Kushner non aveva niente in mano e non era legata al Cremlino, quindi, ragiona il primogenito, non c’è niente da vedere"; "anche se poi quello che ne è risultato è un meeting con un’avvocatessa senza legami con il Cremlino che voleva parlare del programma di adozioni sospeso in risposta al Magnitsky Act". Ma siamo finiti su Novella 2000? Certo, non lo nego, la presenza di un "cantante pop azero" rende il tutto molto inquietante.... ("pop"? Ma in Russia non c'erano i Pope?

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  • adebenedetti

    11 Luglio 2017 - 22:10

    Lei che e` sempre cosi` bene informato grazie al Fatto Quotidiano americano,parlo del NYT, sembra che la famosa avvocatessa russa non avesse il visto in regola per gli Stati Uniti dove doveva venire a cospirare secondo la fonte,piu` o meno misteriosa,del Fatto americano che pero` tace su questo particolare. Sarebbe interessante se lei potesse individuare quale fu ,nell`amministrazione Obama, il dicastero che diede l`autorizzazione alla "spia russa" di entrare negli Stati Uniti e di cospirare. Io forse verro` a saperlo ma penso tanto che non sara` lei a riferirlo.

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    • carlo schieppati

      12 Luglio 2017 - 09:09

      Eh, ma gli hacker russi erano all'opera già allora. Che cinema!

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