Cacciare Trump a calci nel sedere

E’ ora di mettere in sicurezza gli Stati Uniti, la sua Amministrazione, le sue Forze armate e di intelligence, la sua diplomazia. Il Grand Old Party sostituisca al più presto il pericoloso cialtrone con Mike Pence

Cacciare Trump a calci nel sedere

Donald Trump (foto LaPresse)

Che Trump fosse un pericoloso cialtrone, un leader banalmente infantilizzante e infantile, un re degli ignoranti, alcuni di noi, pochi, lo avevano capito per tempo. Non faccio l’elenco delle cose, ad alto o medio contenuto incostituzionale, con sospetto di sfumatura criminale, capaci di dimostrare l’assunto. Il lettore del Foglio sa, ne sa più di me. Ora bisogna vedere se il Grand Old Party, questa riserva di bassa energia politica e civile, questo partito avvilito da un clamoroso take over televisivo e da una classe dirigente penosa, salvo le solite notevoli eccezioni, saprà prendere atto della cosa e lavorare con accanimento per mettere al più presto il vicepresidente Mike Pence, un mediocre ma eletto nel ticket con l’impostore, al posto dell’uomo di fiducia, il truffaldo che si è impadronito delle leve di un potere che non sa gestire se non in modo puerile, narcisistico, estremamente dannoso per l’America e per il mondo. Sarebbe un modo per salvare almeno in parte l’onore politico di una maggioranza congressuale che si avvia a diventare minoranza impotente nel giro di un anno e mezzo o poco più, visti i disastri combinati e da combinare a cura dell’uomo finito eletto con tre milioni di voti meno del competitore alla Casa Bianca. E di mettere in relativa sicurezza il paese più importante del mondo, la sua celebrata Amministrazione di sistema, le sue Forze armate e di intelligence, la sua diplomazia, la struttura del potere federale degli Stati Uniti, giustizia umiliata compresa, che oggi è nelle mani di un bamboccio irresponsabile. L’America intesa come free speech, opinione, lobby, mercato, associazioni, compresa come fervore democratico e costumi inattaccabili di libertà, ha le risorse per fare questo e altro.

 

Sono queste espressioni forti, che non avrei mai voluto usare, e mai e poi mai a proposito di un paese che questo piccolo giornale difese con grinta per anni dagli attacchi scriteriati delle tribù antiamericane d’occidente, in particolare all’indomani dell’11 settembre del 2001. Un paese che ha sognato e ha saputo far sognare non tanto in ragione del suo potere simbolico e materiale quanto della possanza del suo sistema di libertà costituzionali e della sua cultura di governo imperiale dell’ordine mondiale, capace di sacrificio e di attenzione meticolosa ai temi veri della pace e della prosperità dei popoli, che si realizzano anche attraverso l’uso intelligente della forza nei momenti decisivi del secolo americano. Un paese di liberatori conquistato da un pupazzo. Un paese che ha Dio nel suo essere profondo avvilito da un bamboccio anticristiano. Purtroppo otto anni di correttezza politica e di bulimia harvardiana sotto il presidente Obama, comunque un gigante rispetto a quello che si vede ora, hanno prodotto una reazione antiestablishment di cui il primo demagogo di passaggio ha saputo così abilmente e così egoisticamente approfittare. Nella sua mediocrità Hollande ci ha lasciato in eredità Macron, con il suo governo e la sua battaglia antidemagogica per una riforma reale della V Repubblica e dell’Europa nel segno della reazione intelligente alla stupidità della chiusura mentale e di spirito. Obama, nella sua grandiloquenza che lo consegna sic et simpliciter alla storia e a molte vacanze in Toscana, primo presidente nero in un paese che ci ha messo cent’anni, da Lincoln a Johnson (1863-1964), per abolire davvero la schiavitù e la segregazione razziale, dalla guerra di secessione al Civil Rights Act, ci ha lasciato uno stuolo di cuochi, un orto bio nel giardino delle rose a Washington, e Donald Trump.

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I dementi e i mezzi dementi che quando c’era da battersi per l’America sonnecchiavano, e si sono risvegliati soltanto per dare del fenomeno Trump una lettura grottesca, di adesione e pregiudizio, spesso nel segno della tentata colonizzazione russa o putiniana dell’America, dovrebbero cominciare ad accorgersi che le barzellette sulla volontà popolare sono appunto barzellette, jokes, blagues, offuscamenti mentali da troppo reality show quando non siano integrate dal funzionamento professionale weberiano della politica istituzionale, con intelligenza e competenza elitaria. I tiepidi, quelli che aspettiamo-di-vedere-che-fa, dovrebbero capire che la superficie delle cose è quella che dà la loro profondità allarmante. Gli euforici del mercato che festeggia guardino intanto la quotazione del dollaro, il resto ha da seguire. O Trump viene tecnicamente imbambolato in uno dei suoi campi da golf, questo Briatore che si credeva di essere un Berlusconi, poveretto, o va cacciato via a calci nel sedere. E ora occupiamoci del G7 e dell’incontro con il Papa.

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Commenti all'articolo

  • gpcanz

    31 Maggio 2017 - 14:02

    Egregio Giuliano Ferrara, Perché quando la leggo mi sembra sempre più che Trump sia oggi per lei quel che Berlusconi fu ieri per Montanelli? La prego, non fondi una "Voce" anche lei.

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  • lauraromana

    19 Maggio 2017 - 08:08

    Ripeto quello che ho scritto ieri e che non è stato pubblicato: forse non "ferraramente corretto"? Non capisco la scuffia presa da Ferrara per Macron, un burattino dipendente da tutti i fili dei poteri forti e - forse non meno preoccupante - ance da quello di un matrimonio grottesco. Non capisco l'avversione faziosa nei confronti di Trump, democraticamente eletto perché votato dalla maggioranza degli statunitensi, ossia da milioni di americani che non sono delinquenti né minus habentens; come , si spera, non lo fossero neppure quelli che votarono per Obama delle cui politiche rovinose e di quelle del suo segretario di stato, Hillary Clinton, stiamo ancora tentando di raccogliere i cocci E' uno spettacolo davvero deprimente vedere che negli Stati Uniti d'America, cui abbiamo sempre guardato come esempio di una democrazia compiuta e civile, ora invece la parte perdente le elezioni non si rassegna e tenta con ogni mezzo di rovesciare il Presidente legalmente e legittimamente eletto.

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  • giusgiand

    18 Maggio 2017 - 16:04

    La «tentata colonizzazione russa o putiniana dell’America»! Assunto questo assioma il Direttore Emerito poi può dire ciò che vuole, che Trump in realtà è un Visitor o che si è fatto eleggere per grabbare più pussies o anche quello che dice nel resto dell'articolo. Ex falso sequitur quodlibet.

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    • carlo schieppati

      18 Maggio 2017 - 22:10

      Bravo!

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    • Skybolt

      18 Maggio 2017 - 19:07

      E' semplicemente una preventiva legittimazione della cagnara che si farà quando i 5S andranno al governo... invece di far in modo che non ci vadano togliendo loro argomenti, non si fa nulla (si, nulla, e chi dice il contrario mente sapendo di mentire) e si aspetta di strillare dopo. Quanto al Macron, per ora non ha uno straccio di maggioranza all'Assemblea Nazionale. Vedremo se ce l'avrà. Dopo di allora si potrà cominciare a parlare. Per ora è solo chiacchiere e diploma dell' ENA. Non dimenticando che era ministro dell'economia sino a pochi mesi fa.. andiamo a vedere il suo track record... che ha fatto ?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Maggio 2017 - 14:02

    "Purtroppo otto anni di correttezza politica e di bulimia harvardiana sotto il presidente Obama, comunque un gigante rispetto a quello che si vede ora, hanno prodotto una reazione antiestablishment di cui il primo demagogo di passaggio ha saputo così abilmente e così egoisticamente approfittare." Così Giuliano Ferrara. Ok? Completiamo? L'alternativa era Hillary Clinton: l'incarnazione, costruita al tavolino, della continuità del "purtroppo". Gli americani, senza colpi di stato, ma utilizzando democraticamente le regole consolidate e da tutti accettate del loro sistema per l'elezione del Presidente, hanno scelto. L'America ha anticorpi propri per rimediare. Ma tutta la canea "di correttezza politica e di bulimia harvardiana" stanno offrendo uno spettacolo simil "trumpiano".

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