Trump si congratula con Erdogan mentre l'Europa chiede chiarezza

Il presidente americano chiama il leader dell'Akp e si schiera così al fianco di Qatar, Guinea, Gibuti e Hamas. Secondo l'Osce sarebbero 2,5 milioni le schede manipolate durante il voto 

Le congratulazioni di Trump a Erdogan confondono l'Europa

Foto AbacaPress

Questa mattina il presidente americano Donald Trump ha sentito telefonicamente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e si è congratulato per l'esito del referendum costituzionale di domenica scorsa, che con il 51,4 per cento di "Sì" introduce una serie di misure di tipo autoritario in Turchia. Finora solo Qatar, Guinea, Gibuti e il movimento terroristico palestinese di Hamas si erano complimentati con Erdogan, mentre l'Unione europea ha sentito Ankara ma senza congratularsi con il presidente. 

 

Le congratulazioni di Trump arrivano nonostante le polemiche sulla legittimità del voto, messo in dubbio sia da una parte consistente dei cittadini turchi sia dall'Osce, secondo cui potrebbero essere 2,5 milioni le schede invalide che sono state conteggiate per raggiungere la risicata maggioranza con cui ha vinto il "Sì". Attraverso Margaritis Schinas, portavoce della Commissione, anche l'Unione europea ha ufficialmente chiesto alla Turchia di fare chiarezza sui presunti brogli. Schinas ha telefonato ad Ankara per chiedere che sia avviata un'indagine trasparente sulle presunte irregolarità e si è rifiutata di congratularsi con Erdogan finché non ci sarà un responso. 

 

Cosa succede dopo la vittoria striminzita di Erdogan

Il voto di domenica mostra un paese spaccato a metà. L'opposizione contesta i risultati, il presidente pronto a prolungare lo stato di emergenza. Le reazioni delle due parti di Istanbul

 

  

In questo contesto le congratulazioni di Trump legittimano la vittoria di Erdogan ma lasciano sgomenti tutti gli altri, spiega la Bbc, marcando le distanze con la posizione europea. La telefonata tra i due presidenti era già programmata e si è concentrata sulla Siria, una delle questioni centrali nella relazione tra i due paesi, legata indissolubilmente al tema dei curdi. Erdogan spera infatti che la nuova Amministrazione americana riveda la propria posizione nei confronti del Ypg, le milizie dei curdi siriani che Obama ha sostenuto nella lotta al terrorismo dell'Isis.

 

 

Intanto il presidente turco ha prorogato di altri tre mesi lo stato di emergenza, in vigore dallo scorso luglio dopo il tentato golpe mentre il primo ministro Binali Yildirim ha ribadito ancora oggi che il governo respinge le critiche sulla regolarità del voto. "Si tratta di un vano tentativo di mettere in dubbio il risultato", ha spiegato Yildirim. "La volontà del popolo ha rispecchiato il risultato delle urne e il dibattito è finito. Tutti dovrebbero rispettarne l'esito, in particolare la principale opposizione", ha detto il primo ministro riferendosi al partito repubblicano Chp che già da ieri ha chiesto alla Commissione elettorale suprema (Ysk) di annullare l'esito del referendum. 


  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    18 Aprile 2017 - 14:02

    IL solito Trump che parte lancia in resta e dà giudizi affrettati. In realtà gli Usa dovrebbero fare marcia indietro, viste la segnalazione di brogli e la presa di posizione dell'Osce. Altro che congratularsi!E smettiamola di considerare la posizione geopolitica della Turchia: o si ripristina la democrazia, oppure bisogna isolare questo Stato e che vada con Putin e l'I'ran.

    Report

    Rispondi

Servizi