Trump cambia idea su Assad dopo la strage con le armi chimiche

Il presidente americano critica Obama per le "minacce a vuoto" contro il rais. La sua ambasciatrice: "Se l'Onu non fa nulla, interverremo noi"

Trump cambia idea su Assad dopo la strage con le armi chimiche

Donald Trump (foto LaPresse)

Roma. Ieri il presidente americano, Donald Trump, in conferenza stampa dal giardino della Casa Bianca ha detto che l’odioso attacco con un agente nervino che martedì mattina ha ucciso 72 civili siriani gli ha fatto cambiare idea su Assad e sulla Siria. “Ha violato molte, molte linee oltre la linea rossa, per me”, ha detto, riferendosi alla frase controversa pronunciata dal suo predecessore Barack Obama nel luglio 2012, quando disse che considerava l’uso di armi chimiche in Siria “la linea rossa che non può essere attraversata”, se non a rischio di scatenare la reazione militare americana. Trump ha detto di essere lui adesso il responsabile della reazione dell’America a questo nuovo attacco con armi chimiche e ha criticato l’inerzia di Obama: “Quell’Amministrazione aveva una grande opportunità per risolvere questa crisi molto tempo fa e quando non ha reagito alla violazione della linea rossa penso che ci abbia fatto un gran danno, non soltanto in Siria, ma in molte parti del mondo, perché è stata una minaccia a vuoto. Penso che non sia stato uno dei giorni migliori, come paese”.

 

Le dichiarazioni di Trump, che certo devono essere considerate nel contesto generale della sua imprevedibilità, sono uno scarto secco rispetto alla linea tenuta sulla Siria fino a oggi. Già in campagna elettorale aveva mandato numerosi segnali sul fatto che non vedeva motivi per chiedere al presidente siriano Bashar el Assad di andarsene – ed era molto allineato con la posizione del presidente russo, Vladimir Putin. Appena sei giorni fa il segretario di stato americano, Rex Tillerson, ha detto che l’Amministrazione Trump considera la permanenza di Assad al potere in Siria una realtà politica da accettare (posizione subito riconfermata dal portavoce Sean Spicer, e c’è chi chiede se questa presa di posizione non abbia incoraggiato Damasco). A una domanda su cosa pensa di fare ora in Siria ha risposto: “Vedrete”.

 

Poco prima di questa conferenza stampa a Washington, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley, diceva a New York che l’attacco con armi chimiche porta il marchio di fabbrica del governo Assad e che se la comunità internazionale non risponderà allora “potremmo farlo noi”. Ha accusato la Russia di bloccare le sanzioni internazionali contro Damasco. “Assad è un criminale di guerra protetto dalla Russia e dall’Iran – ha detto Haley reggendo nelle mani le foto di alcune vittime – Quanti bambini dovranno ancora morire prima che alla Russia importi qualcosa?”.

 

Ieri fonti della Difesa israeliana hanno detto all’agenzia Associated Press che secondo loro dietro all’attacco c’è Assad e che il governo siriano ha ancora tonnellate di agenti chimici nel proprio arsenale – e quindi non li ha consegnati quando doveva, nel settembre 2013, quando Obama fermò i raid aerei imminenti in cambio della distruzione sorvegliata delle scorte siriane di armi chimiche. Secondo fonti della sicurezza che hanno parlato al quotidiano Haaretz, l’attacco è stato ordinato “ai massimi livelli, non si sa se Russia e Iran ne fossero a conoscenza”. La strage di martedì è la conferma delle dichiarazioni, passate inosservate, del ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, che a dicembre aveva detto che la Siria nasconde ancora armi chimiche e tenta di passarle al gruppo libanese Hezbollah. Per questo, disse, i raid aerei israeliani colpiscono con regolarità dentro la Siria.

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