Dalla polvere all'altare

La produzione industriale italiana tiene su quella europea. Dati Eurostat

Dalla polvere all'altare

Come anticipato dal Foglio sabato scorso con un articolo di Marco Fortis la produzione industriale italiana nel secondo trimestre è risultata essere più solida rispetto a quella degli altri paesi chiave dell’Eurozona. Rispetto a giugno 2016, l’Italia è cresciuta a giugno 2017 in modo più forte (più 5,3 per cento) di tutti gli altri paesi, ben davanti a Olanda (più 3,9), Spagna (più 3,2), Francia (più 2,5), Germania (più 2,1) e Regno Unito (più 0,3). Secondo i dati forniti ieri dall’Eurostat nell’Eurozona, a giugno, la spinta del settore manifatturiero ha registrato un rialzo del 2,6 per cento su base annua. Il dato è invece in calo su base congiunturale, mese su mese, con un meno 0,6 per cento rispetto al mese di maggio. In questo caso l’Italia è risultata in controtendenza rispetto alle economie più mature dell’area. Rispetto a maggio, solo la produzione industriale olandese (più 1,2) è cresciuta a giugno più della nostra. Per il resto l’Italia (più 1,1) ha fatto meglio del Regno Unito (più 0,5) e della Spagna (0), nonché di Germania (meno 1,1) e Francia (meno 1,2), che sono addirittura andate indietro. Se i dati Istat sul pil del secondo trimestre – attesi domani – confermassero le previsioni di un altro rialzo dello 0,4 per cento trimestrale (gli analisti di Markit stimano più 0,5), la crescita acquisita dell’Italia sarebbe dell’1,2 per cento, ovvero solo un decimale in meno rispetto alla crescita prevista dal Fondo monetario internazionale. Ci sono dunque valide ragioni per mettere da parte il pessimismo come approccio dominante per raccontare quanto accade nel nostro paese.

 

A un livello più approfondito di analisi tutti i settori (a esclusione del legname) hanno registrato segnali di miglioramento decisivi come il comparto petrolifero, il farmaceutico e il settore dei trasporti. Comparti che sono solitamente criticati con campagne di demonizzazione firmate dal Movimento 5 stelle che pesca nel grande bacino del malcontento appoggiando i vari movimenti del No. Il settore automobilistico grazie alla grande rivoluzione di Sergio Marchionne ha avuto un ruolo decisivo nel mantenere, soprattutto nel Mezzogiorno, lo sviluppo industriale. La Fiat dopo essersi unita al gruppo Chrysler all’inizio di questa decade, sarebbe ora in predicato di stringere alleanze in Asia dal momento che ha avviato colloqui con un partner cinese, Great Wall Motor, che potrebbe acquistare il colosso americano, ha rivelato un articolo circostanziato di Automotive News. Il titolo Fca ha brindato in Borsa. La prospettiva conferma il dinamismo dell’“industria delle industrie” di cui può beneficiare anche l’Italia. Resta da capire cosa ci sarà dietro l’angolo dal momento che il forte apprezzamento dell’euro nei confronti delle altre valute, in particolare del dollaro, può minacciare le esportazioni del Vecchio continente in futuro e, nel breve periodo, indurre maggiore cautela da parte della Banca centrale europea nel comunicare una riduzione degli stimoli e poi un aumento dei tassi.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    14 Agosto 2017 - 18:06

    Cara Redazione, 1)La Pro.Ind. in Italia, dal 2007 al 2016 è diminuita di quasi 1/4(-22%); ovvero fatta 100 la P.I. nel 2010,nel primo trim.del 2007 l'Ita.era a quota 118 mentre al primo trimestre del 2016 era precipitata a quota 92(-26 punti)e ciò si è ripetuto dal 2013 al 2016 cioè una lunga stagnazione. Vediamo i concorrenti,sempre fatta 100 il dato della Prod.Ind.nel 2010: la Germania, nel 2007 (1°trim.) era a quota 104 (ITA118) e nel 2016 a quota 109 (ITA 92); la Francia, " " 113 " 101 " la Spagna " " 127 " 95 " Allora:Germ 109 +2,1%=111,1; Fra 101+ 2,5%=103,5; Spa 95+3,2%=98,2; Ita 92+5,3=97 Conclusione: 5,3% per 4 anni per "arrivare" a acchiappare il dato di 10 anni or sono; e qui si aprirebbe il capitolo investimenti (non fatti) ma non vorrei infierire.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Agosto 2017 - 17:05

    Al direttore . il blocco è mentale e cultural/politico. Non si può dare, ai rispettivi seguaci delle opposizioni, interne ed esterne, la sensazione che le cose possano essere migliorate. Per definizione imbecil/fideistica il "governo" non può fare niente di buono. Non deve neppure trapelare un cenno d'assenso: altrimenti la vis pugnandi verrebbe meno. Il nostro modo d'intendere e fare politica non tollera che dalle opposizioni si possa prendere in considerazione che qualcosa, dai dati economici a quelli politici, regole Minniti", s'è mosso in senso positivo. Guelfi e Ghibellini, Guelfi bianchi e Guelfi neri. delegittimazione reciproca, ricerca ossessiva di ogni motivo e pretesto di divisione. Lo spartito è quello. Il baco è che vi s'attengono tutti.

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