Non perdere l'accelerazione

Redazione

Il boom della manifattura non autorizza a distrarsi dalla legge di Stabilità

La produzione industriale ha accelerato a giugno con una crescita sorprendente del 5,3 per cento rispetto al 2016 segnando un andamento positivo per il quinto mese consecutivo, dice Istat, in discontinuità con l’andamento altalenante del passato. I migliori comparti si confermano il settore farmaceutico (più 18,5), i mezzi di trasporto (13,6), i prodotti petroliferi (12,1) ma la ripresa interessa tutti i settori. Nel solo mese di giugno mentre la produzione industriale tedesca è diminuita dell’1,1, quella italiana è cresciuta dell’1,1 – essenziale il contributo degli investimenti in macchinari, spinti da incentivi fiscali, entrati in produzione. E’ un altro passaggio dell’estate del nostro contento.

  

Le stime sul pil del secondo trimestre verranno pubblicate la prossima settimana e il centro analisi Markit si aspetta una crescita dello 0,5 per cento, meglio delle attese degli esperti (0,4), e in aumento rispetto al primo (0,3). La ripresa italiana si consolida e il Fondo monetario internazionale ha aumentato all’1,3 le stime di crescita per il 2017 sulla scia del miglioramento delle condizioni economiche nella zona euro. L’economia italiana è agganciata al ciclo positivo continentale – e si potrebbe azzardare che inizi ad avere una vitalità propria – ma non significa che sia immune da criticità, come lo straordinario apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro (perfino del franco svizzero) che può minacciare l’aumento eccezionale delle esportazioni che nel primo quadrimestre è stato maggiore di quanto previsto per l’intero 2017. In un’estate occupata dalla demagogia sulla gestione delle migrazioni nel Mediterraneo, la situazione è favorevole al governo Gentiloni che però non può permettersi di navigare col pilota automatico soprattutto in vista di una legge di Stabilità complessa che, entro il 16 ottobre, dovrà assicurare l’economia a un percorso di crescita tale da recuperare il divario con gli altri i paesi europei. Nell’autunno che precede le elezioni 2018 non avere margini di flessibilità è uno scudo dall’assalto alla diligenza e dà la possibilità di lavorare ai provvedimenti con una logica di continuità rispetto alle riforme intraprese dal precedente governo Renzi. L’accelerazione va sfruttata con identico spirito. Tra le misure di cui ha parlato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, la riduzione del carico fiscale per le imprese che assumono giovani è benvenuta, per poi aprire la strada a riforme fiscali di portata più ampia. Occuparsi dei giovani – in controtendenza rispetto a un dibattito prono sulla pensioni di anzianità – darebbe fiducia alle aziende per assumere a tempo indeterminato chi è stato assunto con contratto a termine allo scemare delle decontribuzioni del Jobs Act. Per fare questo serve coraggio. Serve sfidare le logiche sindacali. E se necessario serve anche rompere con una sinistra estremista, la cui alleanza non vale più di una frustata all’economia.

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