Le lezioni preziose che Banca d’Italia ha imparato (ma non ha scritto)

Perché è un peccato che Ignazio Visco abbia preferito fare le dichiarazioni più sapide durante le considerazioni finali sul 2016 e che quindi non siano state rese pubbliche nella relazione ufficiale

Le lezioni preziose che Banca d’Italia ha imparato (ma non ha scritto)

Ignazio Visco (foto LaPresse)

Roma. E’ raro, se non unico, ascoltare dalla Banca d’Italia l’ammissione di errori passati e l’impegno a migliorare il suo operato in futuro. Per questo motivo è un peccato che il governatore, Ignazio Visco, abbia preferito fare le dichiarazioni più sapide a braccio durante le considerazioni finali sul 2016 e che quindi non siano state rese pubbliche nella relazione ufficiale. Tra le lezioni più importanti tratte dalla gestione delle crisi che puntellano l’industria c’è, secondo Visco, la consapevolezza che il rapporto di fiducia con la clientela deve essere ripristinato in quanto è stato messo in discussione sia dall’introduzione del nuovo regime di risoluzione delle banche in crisi sia da una comunicazione deficitaria verso una clientela ineducata alla comprensione dei meccanismi sottesi all’acquisto di strumenti finanziari.

 

“Abbiamo infine imparato – ha concluso Visco – che dobbiamo dedicare attenzione all’informazione dell’opinione pubblica. Con il passaggio alla vigilanza europea e il recepimento delle norme europee sulle modalità di risoluzione delle banche il mondo è cambiato. Sarebbero stati necessari più gradualismo e la non retroattività di alcune novità normative: non abbiamo ottenuto né l’uno né l’altra. Abbiamo appreso, però, non solo che non vi è stata piena consapevolezza, a livello politico, nei media, da parte della clientela della trasformazione in atto, ma anche e soprattutto abbiamo visto che anche al momento della vendita al dettaglio, ben prima che si parlasse dei rischi di risoluzione, la comprensione del rischio connesso con obbligazioni subordinate – la cui offerta era del tutto legittima e prevista dalle regole internazionali sul capitale delle banche – era già molto bassa. Per non parlare di quella connessa con i rischi in capo alle azioni così capillarmente diffuse tra i soci delle banche popolari. L’educazione finanziaria è un processo di lunga lena: una discontinuità come quella connessa con l’introduzione del burden sharing, prima e del bail-in, poi, ha chiaramente mostrato quanto sia importante investirvi. E quanto sia importante il controllo della correttezza dei comportamenti e l’azione di tutela delle parti più deboli. Tutela che non può essere solo ex post. Su questo siamo impegnati e, per la nostra parte, ci impegneremo di più”.

 

In un paese arretrato nell’educazione finanziaria – dove la maggioranza della popolazione ha una percezione negativa del mestiere di banchiere – l’intento di Visco dev’essere preso in parola.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    01 Giugno 2017 - 08:08

    Siamo il Paese dei maestri ex post. Ogni problema viene affrontato e avviato a soluzione soltanto nell'imminenza della tragedia o addirittura a tragedia consumata. Da noi tutto diventa emergenza e impone provvedimenti straordinari d'emergenza. Quando tutto o quasi poteva esser previsto prima e dunque doveva essere risolto prima che si incancrenisse nella palude dalla quale uscire e' sempre duro, costoso, doloroso. Non credo sia questione di cultura. A meno di volerci far credere che da noi si vive e si campa politicamente sulla cultura dell'emergenza.

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