Canna libera? Il problema non è la dipendenza, ma da cosa dipendiamo

Legalizzare o non legalizzare la cannabis. Emmanuel Exitu risponde a Luca Bizzarri. In un mondo fondato sull'apparenza la diffusione delle droghe è normalissima. Ma c'è un ma.
Canna libera? Il problema non è la dipendenza, ma da cosa dipendiamo

Foto LaPresse

Al direttore - Luca Bizzarri, sempre sia lodato, scolpisce un paio di santissime ragioni nel suo “Canna Libera”: che il problema “droghe” non si risolve con l’abolizione e/o proibizione delle innumerevoli sostanze (che avremo sempre con noi, come i poveri); e che il vero, terrificante non detto è la diffusione capillare delle dipendenze. Per rendersi conto che le dipendenze e le sostanze facciano malissimo e che la differenza tra droghe leggere e pesanti sia una stronzata solennissima, basta frequentare qualche oretta un paio di comunità di ex-tossicodipendenti-da-qualunque-cosa e poi magari leggersi la progressiva decomposizione di Harold Incandenza e svariati altri a causa della frequentazione di Bob Hope (slang per marijuana) nella gigantesca tessitura di “Infinite Jest” di David F. Wallace (e poi, se avanza tempo, i “Paradisi Artificiali” di Baudelaire). La diffusione delle droghe è normalissima: in un mondo in cui tutto è apparenza, in cui quasi tutti gli adulti sono solo apparenza e vivono solo per l’apparenza e propongono come ideale di vita l’apparenza, nessuna sorpresa che ci rivolga a qualche “sostanza” per cercare di sperimentare “qualcosa-che-non-sia-apparenza” (per inciso: non è nello Stato Islamico che la droga inonda a fiumi tutti i fighter?).

 

La dipendenza però non è un male in sé: basta guardarsi vivere qualche attimo – osservazione facile anche senza l’uso di sostanze che inducano esperienze extracorporee – per rendersi conto che dipendiamo da tutto, sempre, ovunque. Noi siamo dipendenza pura, totale, incondizionata. Non ci si può liberare dalla dipendenza, semplicemente perché siamo dipendenza, siamo creature – come dice il Catechismo. Noi, per l’appunto, siamo fatti; anzi, per essere proprio precisi, noi – dice sempre il Catechismo – siamo strafatti (sì, ok, con altre parole, certo, ma il senso è quello, no?). Non è sbagliato cercare la sostanza, è sacrosanto.

 

Quindi il problema non è che dipendiamo, perché dipendiamo sempre, ma da che cosa dipendiamo. Forse la domanda che ci porta al punto potrebbe essere: cosa riempie il vuoto che pulsa in ogni vena e che spinge in ogni fibra e che sfonda ogni cellula? cosa riempie il vuoto che riempie il nostro essere? Non sarebbe bello scoprirlo? Non sarebbe bello andare a vedere dentro le comunità che recuperano dalla tossico-dipendenza, per scoprire se e come fanno a trovare la strada verso la benefico-dipendenza?

 

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