La bufala della Terra dei fuochi continua

Nessuna incidenza eccezionale di tumori infantili nella fu Campania felix

La bufala della Terra dei fuochi continua

La cosiddetta Terra dei fuochi era una bufala di dimensioni epiche come il Foglio ha da sempre tentato di dimostrare. Ma la eco mediatica fu forte. Si propagò dalla stampa nazionale a quella mondiale (New York Times). Per anni è risuonata sui media soprattutto per opera incessante del parroco dello sfortunato quartiere Parco Verde in periferia di Napoli, don Patriciello, che malediceva i pomodori sull’altare e parlava di “‘biocidi” (neologismo che è contraddizione in termini: “La vita che uccide”) con la conseguenza di imputare agli agricoltori di località Caivano la colpa di produrre ortaggi su terreni contaminati da fusti ricolmi di scorie radioattive – che non sono mai stati trovati nonostante la Guardia forestale avesse a disposizione mezzi eccezionali per riuscirci. Bene. Gli agricoltori non coltivavano su terreni inquinati, ma la terra gli fu sequestrata e persero migliaia di euro. Il settore agricolo campano, la Campania felix, fu sputtanato in tutto il globo.

 

A sentire don Patriciello lì i bambini cadevano come mosche, un’incidenza di tumori sopra la media. Invece le prime indagini dell’Ospedale Santobono di Napoli, validate dal controllo indipendente della Associazione italiana registri tumori, riportate dal Mattino, dicono che “i dati preliminari di incidenza del Registro dei tumori infantili in Regione Campania indicano che, nel periodo 2008-2012, i tassi standardizzati per tumori maligni nei bambini e negli adolescenti campani (0-19 anni) risultano in linea con i dati osservati nello stesso periodo a livello nazionale e non si evidenziano differenze statisticamente significative in nessuna delle cinque province della regione”. Nessuna epidemia tumorale per colpa dei maledetti pomodori. Patriciello farà penitenza?

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