Cosa può scoprire Matteo dalla salma di Salvador Dalì

Il Maestro se ne farebbe un baffo

Maurizio Crippa

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Cosa può scoprire Matteo dalla salma di Salvador Dalì

Salvador Dalì nella sua residenza di Cadaques, Catalogna (foto LaPresse)

Giocoso eppur sulfureo surrealista, Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, marchese di Púbol, continua a fare i suoi salti dagli inferi, o per meglio dire dalla tomba, anche da morto. E non gliene vorrà, per questo, Stanislaw Grygiel: era un marchese, sì, ma pur sempre anche un principe di questo mondo. L’ultima sua trovata, spostando indietro le lancette di un tempo sgonfiabile come quello dei suoi orologi flosci e matti, l’ha fatta per interposta persona, ma non strillate al satanismo. Gli è che una Maria Pilar Abel Martínez, signora oggi oltre le sessanta primavere, sostiene di essere sua figlia, dacché la mamma fu cameriera del giocoso artista, ed ebbe con lui, Anno Domini 1955, la più classica delle relazioni ancillari. Sembrerà la solita bazzecola, a quest’ora anche alla Figlia del Corsaro Nero fregherebbe più un fico secco, ma i giudici sono giudici in tutto il mondo, a quanto pare. Così una giudice madrilena ha disposto la riesumazione del corpo di Maestro per procedere all’analisi del dna della salma, poiché “non esistono altri resti biologici né oggetti personali” sui quali praticare le analisi. Non c’è bisogno di essere dei critici d’arte patentati per affermare senza tema di smentite, seppur provenienti dall’Aldilà, che Salvador Dalí se ne farebbe un baffo, o due risate, di tutta la faccenda. Ma poiché il surrealismo insegna, eccome se insegna, provate a pensare a questo: e se Matteo Renzi chiedesse la riesumazione della salma di Dorando Petri per scoprire se, per caso, non ne fosse il nipote?

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