Un film made in France batte il film dell'anno Blade Runner 2049

È vero che i registi sono i campioni d’incasso, e di successo internazionale, di “Quasi amici”. Ma parlando di numeri, sono 110 mila euro portati a casa il primo giorno di programmazione contro 65 mila

Un film made in France batte il film dell'anno Blade Runner 2049

“Le sens de la fête”, di Eric Toledano e Olivier Nakache

Cose dell’altro mondo. Un altro mondo appena fuori confine, abitato dai cugini francesi (parecchio invidiati, ora che hanno eletto presidente Emmanuel Macron). Il 4 ottobre, primo giorno di programmazione per entrambi, un film made in France ha incassato più euro dell’attesissimo, lanciatissimo - e bisogna riconoscere bellissimo a vedersi – “Blade Runner 2049” di Denis Villeneuve. Regista canadese francofono, non americano, quindi non va messo in conto l’odio che i francesi nutrono per i colonizzatori dell’immaginario nostro. Remember l’oltraggio di Euro Disneyland costruita nei dintorni di Parigi? Noi sì, e tra i contrari c’erano Alain Finkielkraut (in ambasce per la creatività bambinesca) e Ariane Mnouchkine (“una Chernobyl culturale”). Però “Blade Runner” l’aveva scampata, grazie al risvolto filosofico dei replicanti che vorrebbero essere nati d’uomo e di donna, non costruiti in laboratorio.

 

Il rivale – “Le sens de la fête”, di Eric Toledano e Olivier Nakache – è una commedia per spettatori adulti, non una sequenza di esplosioni, sparatorie, corse in macchina adatte agli adolescenti. È vero che i registi sono i campioni d’incasso, e di successo internazionale, di “Quasi amici”. Ma battere il film dell’anno – parliamo di appeal verso gli spettatori – è comunque un record. Parlando di numeri, sono 110 mila euro portati a casa il primo giorno di programmazione contro 65 mila.

 

 

Gli ultimi film italiani usciti nelle sale, nel gioco al massacro per conquistare le briciole del box office, hanno incassato lo scorso fine settimana i 75 mila euro circa di “Il contagio” e “L’intrusa” – poi scenderanno, non scatterà il passaparola degli spettatori. E i miseri 40 mila di “Una famiglia”, diretto da Sebastiano Riso (che pure ha goduto di tutta la pubblicità possibile: utero in affitto, neonati sottratti alla mamma, compravendita anche a coppie gay con la sciarpetta). Ve li recapiterà direttamente a casa la nuova legge protezionista voluta da Dario Franceschini: ogni settimana, un film italiano in prima serata (anche una fiction o un documentario nostrani, volendo, per peggiorare la situazione). In Francia e nelle cinematografie che funzionano si aiutano i meritevoli, da noi si sostengono gli ultimi in classifica. Potrebbero essere capolavori, per carità, ma non succede mai. Sono solo registi e sceneggiature che disprezzano il pubblico, e quindi vanno inflitti al medesimo per legge.

  

Con il titolo “C’est la vie - Prendila come viene”, il film sarà nelle sale dal 30 novembre, distribuito da Videa. Gli spettatori e i critici unanimi, già al festival di Toronto, lo raccontano come uno spassoso matrimonio dove tutto va storto. Organizza il ricevimento, nel castello del XVII secolo, il magnifico Jean-Pierre Bacri. Il più brontolone e scostante tra gli attori francesi (la copia sputata di Pier Luigi Bersani). Geniali anche nel cast.

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