La "corte dei miracoli" della Raggi. Berdini compreso

Le parole dell'assessore all'urbanistica e la sua trasparenza fino all'ingenuità

La "corte dei miracoli" della Raggi. Berdini compreso

L'assessore all'urbanistica di Roma Paolo Berdini (Foto LaPresse)

“Questi secondo me erano amanti. L’ho sospettato fin dai primi giorni”. La frase è rivelatrice sul carattere del personaggio. Insinuazioni del genere sono sempre volgari ma non è tanto questo il punto. Piuttosto è indicativo l’uso della parola “amante”, che ormai non usano più nemmeno le mitiche vecchie zie e i marescialli dei carabinieri. Ad accentuare l’aspetto retrò arriva anche a dire “Lei era anche già separata al tempo, e allora dillo!”.

 

L’assessore Paolo Berdini ha militato nel Pci e in Rifondazione Comunista, è stato editorialista del Manifesto, ora è blogger del Fatto ma sull’adulterio ha le sue idee. Si può comunque comprendere, piuttosto è quel “l’ho sempre sospettato” ad essere rivelatore. L’assessore è il tipo umano che ti spiega i misteri del potere facendo largo uso del primo pronome personale. È quello che tiene a informare subito come a lui non la si faccia, quello che mette bene in chiaro quanto sia introdotto e infatti riferisce le opinioni dei “grand commis dello stato” che, aggiunge compiaciuto, “devo frequentare per dovere”. C’è però una graduatoria nelle frequentazioni importanti. “Io sono amico della magistratura, Paolo Ielo lo conosco benissimo, è un amico”. Altro che dovere. L’assessore è trasparente fino all’ingenuità nelle sua vanagloria, incarna una figura antica in tempi di algidi mestatori nel cyberspazio. “Io gliel’ho detto. Sei sindaco, mettiti intorno il meglio del meglio”. Invece, conclude mestamente, si è messa intorno una corte dei miracoli. E, almeno su questo all’assessore, dopo averlo letto, non si può certo dare torto.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    09 Febbraio 2017 - 09:09

    Detto o non detto, questo è quello che passa il convento pubblico di questa nostra Italia. Cinquant'anni di sinistra e non solo, becera e garantista, un sindacato da dimenticare che ancora imperversa ed una classe dirigente formatasi sulla sudditanza ai partiti e non al merito scolastico ed etico a questo porta. Figure scialbe di padreterni burocratici. Quest'uomo che si sfoga al bar è ripetitivo, è arcestrale, è giurassico. Un modo di fare che non muta perché non mutano i personaggi, perché il sistema è sempre quello della chiesa partito anche se non vali una cicca perché se vali te ne vai altrove e non marcisci in questo status quo perenne. Questi noi siamo, da sempre. Le differenze sono, forse, nella vernice degli uffici ma le teste no, sono quelle delle firme non messe o se messe cadute dal cielo per grazia ricevuta. Il rinnovamento danneggia, il rinnovamento eleva e per questo va bene così. Quest'uomo frustrato ha detto le sue. Ma che altro si deve aggiungere per farla finita?

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  • giantrombetta

    09 Febbraio 2017 - 08:08

    Tutto il movimento di Grillo e' nulla più di una corte dei miracoli. A leggere i sondaggi e le cronache che mostrano corti affollate va preso atto che malgrado da tempo non frequenti più le chiese ne' si accosti ai sacramenti, una buona parte del popolo italiano ai miracoli ci crede, eccome.

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