A Baku vince Perez nel Gran premio dei colpi di scena

6 GIU 21
Ultimo aggiornamento: 16:07

Foto LaPresse

Verstappen sfortunato, Hamilton sciagurato. Vince Perez, ma soprattutto perde il sette volte campione del mondo. Andiamo con ordine.
La gara era finita a tre giri dalla bandiera a scacchi e sarebbe stata doppietta Red Bull con agile vittoria di Verstappen. Poi via ai colpi di scena. Un pneumatico tradisce Max e lo manda a muro quando al suono del suo inno nazionale mancava veramente poco. A quel punto tutti a pensare: ma guarda un po' questo Hamilton quanto è fortunato (l’espressione originale era un tantino più popolare). La direzione gara decide di fermare tutto, di tenere i piloti mezz’ora ai box (molti sono scesi anche dalla vettura, probabilmente convinti che alla fine la gara sarebbe stata considerata conclusa) e di farli ripartire dalla griglia di partenza. Una decisione scellerata, potenzialmente a rischio di cancellare tutto quel che era accaduto nelle due ore precedenti. In quel momento l’angioletto custode di Hamilton deve avergli detto: Lewis, già hai avuto la fortuna di vedere Max prendere zero punti, accontentati del secondo posto e torniamo in testa alla classifica. Il diavoletto invece gli ha suggerito: approfittane del tutto, attacca subito Perez, vinci anche a questa e fai il cannibale come Eddie Merckx. Aveva ragione l’angioletto. Hamilton va lungo alla prima curva e materializza l’antico e mai passato di moda: chi troppo vuole, nulla stringe. Si compone così il podio più inedito possibile con Perez-Vettel (eroico)-Gasly. Sul quale manca la Ferrari di Leclerc. Bene, in qualifica, non benissimo in gara.
Leclerc ha condotto cinque giri partendo dalla pole, poi si è arreso al passo degli avversari e soprattutto ai cavalli di Red Bull e Mercedes. E fin lì sarebbe tutto nelle previsioni. Che però a Leclerc siano arrivati davanti anche Vettel e Gasly ricorda a tutti come tra rendimento sul giro secco e sviluppo della gara ci siano davvero due Ferrari diverse. Male Sainz, autore di un errore provocato da gomme ancora fredde che gli ha di fatto compromesso la gara.
Lode a Sergio Perez, quindi, preziosissimo scudiero del suo Capitano durante la gara e interprete perfetto nel suo ruolo di gregario di lusso. Quello che non è nemmeno più Valteri Bottas, autore di una gara al limite dell’imbarazzante e incapace addirittura di andare a punti. Sarà il caso che Toto Wolff rifletta sul rendimento del finnico, magari leggendo a fondo il suo contratto per capire se nelle pieghe non ci sia qualcosa che consenta un “arrivederci e grazie” in corso d’opera.