Siamo al de profundis per l’ordinamento di Roma Capitale?

L’asse FdI-Pd in teoria regge, ma Avs e M5s vanno all’attaco. E anche nella maggioranza pesano le fibrillazioni post referendum

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4 APR 26
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Foto di David Köhler su Unsplash

Il timore, sussurrato tra le aule parlamentari, è che tra i vari danni collaterali importati dal risultato del referendum sull’ordinamento giudiziario vi sia anche la parola fine sulla riforma di Roma Capitale. Da anni dispersa tra commissioni, proposte emendative, disegni complessivi di ridefinizione dello status della Città Eterna, sembrava questa volta essere passata indenne attraverso il fuoco delle diverse sensibilità facenti capo alle forze della maggioranza e a quelle di opposizione. Complice un asse robusto tra Forza Italia e, soprattutto, Fratelli d’Italia da un lato e il Partito Democratico dall’altro, la riforma si era tramutata nel veicolo privilegiato di manifestazione di quella pax giubilare che ha portato i partiti di governo a non osteggiare il sindaco Roberto Gualtieri, ben oltre la dimensione temporale del Giubileo. La riforma sarebbe un ottimo biglietto da visita politico: per la maggioranza parlamentare e per il governo guidato da Giorgia Meloni che se ne intesterebbero la paternità e per Roberto Gualtieri che ha notevoli possibilità di succedere a sé stesso e quindi di divenire il primo sindaco-legislatore d’Italia. Tutto al condizionale, ora. Perché se la maggioranza è alle prese con le fibrillazioni post-referendarie e con la tentazione di staccare la spina per evitare un anno di logoramento, dall’altro lato il campo largo è pervaso dalla necessità di stabilire il peso e la forza dei vari partiti che lo compongono. E proprio da Avs e M5s infatti arrivano i primi stop alla riforma di Roma. Ad ora, i lavori sono rimandati dopo Pasqua, ma l’umore è plumbeo. Se settimane fa, la maggioranza e il Pd avevano dovuto fare i conti con una proposta emendativa, poi superata, in quota Lega che avrebbe sdilinquito grandemente la specificità della capitale, ecco ora i mugugni della sinistra radicale e dei grillini.
I rischi, nella loro prospettiva, sono quelli di una città munita di poteri eccessivi e nella quale i controlli sarebbero scarsissimi. Il pensiero corre subito all’urbanistica, alle relative competenze legislative e al fatto che un ex comune trasformato in ente capace di poter legiferare potrebbe farsi prendere la mano. I tempi per arrivare a conclusione iniziano ad essere stretti e in assenza di una granitica coesione, che allo stato attuale non sembra esserci nemmeno in seno alla maggioranza, più preoccupata di portare a casa una nuova legge elettorale e non perdere consensi, la riforma appare destinata a rimanere nel cassetto. Non aiutano nemmeno i processi di rimescolamento che agitano partiti come Forza Italia e che chiamano in causa il capogruppo alla Camera Paolo Barelli, da sempre sostenitore del pieno riconoscimento della capitalità. Ma non sono pochi i parlamentari che chiedono uno sforzo per finalizzare l’iter. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) suona la carica, sottolineando la necessità di procedere con la approvazione, senza paure strumentali che questo possa favorire l’attuale sindaco. “Testimonieremo una vera idea di città”, dichiara Rampelli “costruita attorno al cittadino”. Non manca una stoccata all’attuale amministrazione e alla sua ritrosia nel riconoscere decentramento amministrativo per i municipi. “Solo questa soluzione”, prosegue infatti Rampelli “può giustificare potere legislativo e deleghe regionali”.
La deputata di Azione Valentina Grippo, del pari convinta della necessità di intervenire in sede emendativa sulla disciplina del decentramento amministrativo e su quella del livello metropolitano, sottolinea come sulla riforma vi sia un “consenso largo e trasversale tra chi ritiene giusto dotare la città di poteri adeguati al suo ruolo” e che, per questo, non siano possibili altri rinvii. “Roma” conclude la parlamentare di Azione “ha bisogno di strumenti più efficaci e il paese di una capitale che funzioni”.