I disastri della propaganda russa in Italia

I cavalli di Troia ci sono e fanno rumore. Ma che effetti hanno sui politici? I leader forti sono con l'Ucraina, l’80 per cento dei partiti vota per armare Kyiv. Perché chi finanzia i troll putiniani in Italia dovrebbe farsi rimborsare
15 OTT 26
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Slava Ukraini, certo. Ma slava Italia, anche? Il dibattito andato in scena ieri in Parlamento intorno alle comunicazioni del capo del governo in vista del Consiglio europeo ha offerto ancora una volta agli osservatori un’immagine nitida, chiara, perfetta degli equilibri, degli imbarazzi, degli incroci che esistono all’interno dei partiti quando si ragiona di politica estera e in particolare di Ucraina. Se ci si concentra sulle divisioni, non si potrà fare a meno di notare come il fronte progressista, anche ieri, sui temi di politica estera, e in particolare sui temi che riguardano l’Ucraina, ha offerto buone ragioni per essere considerato qualcosa di simile più a un campo minato che a un campo largo.
Il M5s ha scritto nero su bianco che il continuo invio di armamenti, all’Ucraina, contribuisce ad “allontanare qualsiasi prospettiva di pace”. Il Pd, per fortuna, ha scritto nero su bianco che l’Italia deve continuare a sostenere Kyiv sul piano “umanitario, economico, militare”. Giorgia Meloni, al contrario, ha pronunciato parole nette, solide, decise sul tema della difesa dell’Ucraina, ricordando che “se l’Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace”, che “la posizione del governo su Kyiv non cambia”, che non si può offrire “una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine”, che “quel che accade in Ucraina non resta in Ucraina”, che “la minaccia ibrida è ormai diventata l’ennesimo ‘nuovo normale’ di questa epoca travagliata”.
La scelta di concentrarsi però sulle divisioni che esistono a destra e a sinistra quando si parla di Kyiv – anche Roberto Vannacci ha espresso posizioni simili a quelle del M5s – è una scelta riduttiva, minimale, che non ci permette di mettere a fuoco quella che è una delle caratteristiche più interessanti dell’Italia che si prepara ad andare al voto. E la caratteristica è che, nonostante la propaganda filoputiniana che fa presa in Italia in politica e soprattutto su alcuni media, la stragrande maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento continua a essere fieramente pro Ucraina e continua a esserlo nonostante il sostegno a Kyiv costringa a fare delle scelte dure a pochi mesi dalle elezioni.
Schlein ha cominciato a rivendicare con forza il sostegno del Pd alla causa dell’Ucraina, anche dal punto di vista militare, negli ultimi mesi, ben sapendo che questo avrebbe provocato una frattura con metà della propria coalizione: dal M5s ad Avs. Dall’altra parte, Meloni ha scelto di fare della difesa dell’Ucraina un tema spartiacque con cui segnare il perimetro della propria coalizione e l’impossibilità di allearsi con il partito di Roberto Vannacci nasce prima di tutto da una vicinanza eccessiva dell’ex generale alla causa putiniana. L’ambasciatore russo in Italia, giorni fa, si è rallegrato di gusto, in un’intervista alla Tass, per i rapporti cordiali che intrattiene con diversi esponenti politici del nostro paese. Ma quello che l’Italia ha espresso in questi anni, in tema di vicinanza alla causa putiniana, dovrebbe offrire poche ragioni, ai propagandisti russi, per essere di buon umore.
L’Italia ha un capo dello stato che da mesi paragona Putin a Hitler, per quello che sta facendo con l’Ucraina, cosa che in Europa hanno il coraggio di fare pochi altri presidenti della Repubblica. L’Italia ha il capo del primo partito di maggioranza fieramente a favore della difesa dell’Ucraina, ha il capo del primo partito dell’opposizione convintamente a favore della difesa dell’Ucraina. Ha un partito di maggioranza, Forza Italia, che non ha mai messo in discussione la difesa dell’Ucraina neppure quando il suo fondatore, Silvio Berlusconi, era in vita e aveva dubbi sul portare avanti battaglie antiputiniane. Ha un partito che un tempo era alleato con il partito di Putin e che dal 2022 non ha mancato di votare neppure un decreto sull’invio delle armi in Ucraina. Ha partiti di centro, come Azione, che tentano di tenere alta l’attenzione sull’Ucraina in ogni contesto possibile e immaginabile. Ha un partito molto in sintonia con la propaganda putiniana, come il M5s, che già nel passato aveva promesso di fare sfracelli, sul putinismo, minacciando di togliere ogni sanzione possibile alla Russia, ma, come ricorderanno in molti, quando Giuseppe Conte arrivò al governo nel 2018 alla guida di una coalizione composta da M5s e Lega, pur avendo un contratto di governo, firmato nel 2018, con cui si chiedeva di superare le sanzioni alla Russia, a tutti i Consigli europei il barricadero Conte scelse di votare sempre per il rinnovo delle sanzioni europee.
I numeri, poi, dicono che l’Italia, che piace molto all’ambasciatore russo, l’11 febbraio del 2026 si è ritrovata con circa l’85 per cento dei votanti alla Camera a favore del decreto finale che prorogava gli aiuti all’Ucraina. E anche ieri, in piena campagna elettorale, che chissà quanto durerà, i numeri dicono che, sommando maggioranza, Pd, Azione, Italia viva, i favorevoli al sostegno all’Ucraina, anche militare, rappresentano circa l’80 per cento della Camera. Le simpatie, in Italia, ci sono, e la propaganda putiniana, nel nostro paese, ha un peso, condiziona i comportamenti dei partiti, divide le coalizioni. Ma un conto è dire quanto la propaganda sia diffusa, un altro è capire quanto quella propaganda renda.
Non sappiamo quale sia l’investimento in rubli fatto in Italia, né se qualcuno in politica abbia usufruito direttamente o indirettamente di quel sostegno, ma ci permettiamo di dire, sommessamente, che avere di fronte un paese come l’Italia in cui nonostante tutto la maggioranza che sostiene l’Ucraina è più larga della maggioranza che sostiene il governo dovrebbe essere un buon motivo per i finanziatori della propaganda di farsi rimborsare al più presto da chi con la propaganda oltre a ottenere qualche chiacchiera dovrebbe portare a casa qualche fatto. Slava Ukraini, ovvero gloria all’Ucraina. E nonostante tutto, nonostante i propagandisti, per quello che fa si può continuare a dirlo: slava Italia.