Schlein: "Hanno provato a commissariarmi e farmi fuori, ma sono ancora qui"

La segretaria del Pd intervistata dal direttore Claudio Cerasa rivendica: "Il candidato o lo esprime il partito più votato o si fanno le primarie. Non serve un candidato moderato, ce lo hanno ripetuto per 20 anni, facendoci perdere". I primi provvedimenti di un ipotetico governo Schlein? "Salario minimo e costo dell'energia". E sull'Ucraina?: "Difenderla è la priorità di una grande forza di sinistra"

10 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 10:54
“O si fa un accordo e la leadership va a chi prende un voto in più, come funziona in tutti i paesi europei, oppure si fanno delle primarie, alle quali mi sono subito detta disponibile proprio per il bene delle coalizione. Il candidato non si sceglie con manovre di palazzo o in una stanza chiusa. Hanno sempre provato a commissionarmi, a federarmi o farmi fuori, eppure siamo ancora qui. Non credo che sia quindi il momento di farci spiegare come dobbiamo riuscire a vincere, perché ci diranno sempre la stessa cosa: ‘si vince al centro’, e che quindi ‘sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese, più moderato e rassicurante’. Ecco in questi 20 anni ci hanno fatto sempre perdere così, quindi io dico che è ora di cambiare e provare qualcosa di diverso”. La segretaria del Pd Elly Schlein, intervistata dal direttore del Foglio Claudio Cerasa sul palco del Salone dei Cinquecento alla Festa dell’Ottimismo a Firenze, chiude ancora all’ipotesi di un federatore del centrosinistra e rivendica la sua leadership nel campo largo (pardon, "alleanza progressista", perché dice Schlein: " io non l’ho mai chiamato campo largo"). Primarie dunque, ma quando? “A prescindere da quando si voterà - dice Schlein, senza rispondere precisamente alla domanda - noi ci faremo trovare pronti. Dobbiamo fare il nostro percorso a prescindere da quello che accadrà Quello che è chiaro è che saremmo uniti che è l’impegno e la promessa che abbiamo preso con i nostri elettori". Prima dei gazebo Schlein pensa al programma. E su questo è più precisa sui tempi: "Lavoriamo perché sia chiuso assolutamente entro la fine dell’anno. Non partiamo da zero. L'ossatura sono le proposte di legge comune che abbiamo fatto in questi anni, dal salario minimo alla sanità. Proposte condivise con il terzo settore, i sindacati e le associazioni, perché è così che si costruisce un’alternativa per l’Italia, non nelle stanze chiuse dei partiti".
Se c'è un tema che divide l'alleanza progressista, quel tema è l'Ucraina. Ma nonostante le pressioni di M5s e Avs Schlein rivendica il sostengo, anche armato, a Kyiv: “Perché una grande forza di sinistra deve sempre avere la priorità di difendere il diritto internazionale e il diritto internazionale è stato calpestato da un’invasione criminale che è stata avanzata dalla Russia di Putin verso l’Ucraina. Accanto a quel supporto - prosegue la segretaria - quello che chiediamo alla Ue è uno sforzo politico e diplomatico per riuscire a isolare Putin che purtroppo conta ancora su diversi alleati a livello internazionale per portarlo verso un negoziato di pace giusta, e intendo una cosa precisa: non la resa alle ragione dell’aggressore”. Per questo Schlein chiede un maggior protagonismo europeo: “Da federalista europea convinta devo dire che questo sforzo non c’è stato, e io credo sia stato un errore. La Ue deve trovare sulla politica estera una voce sola e forza: servirebbe un negoziatore unico europeo, meglio ancora se il vertice di un’istituzione europea” .
Stimolata da Cerasa, Schlein risponde anche su cosa farebbe per prima cosa un esecutivo guidato da lei: "Io ho due idee molto precise che secondo me sono le priorità da affrontare nel primo Consiglio dei ministri dopo che vinceremo le elezioni: la questione dei salari e il costo dell’energia. Sono le due questioni che mi consegnano famiglie, lavoratori e imprese che sto incontrando in tutto il paese. Non possiamo continuare ad avere il costo dell’energia più alto d’Europa". Per l'energia però la soluzione non è il nucleare: "Costi di produzione e tempi non sono compatibili con le esigenze di questo paese, basti guardare a quei paesi europei che hanno puntato sul nucleare di nuova generazione che ci hanno messo tra i 15 e i 17 anni a essere realizzati. In altri paesi come la Spagna il nucleare c’è e c’è già, per questo un confronto è assurdo".
Schlein invece sostiene sia necessario una grande accelerazione sulle rinnovabili: "Su questo stiamo ragionando con i nostri alleati per ridurre velocemente il costo dell’energia, facciamo bene a guardare con interesse al modello di altri paesi europei che hanno creato una vera e propria filiera delle energie rinnovabili, semplificando e accelerando sulle autorizzazioni. Non è semplice: oggi in Italia ci vogliono 7 anni per avviare un impianto, in Spagna ce ne voglio due e tre. Non è un destino, è un fallimento di governance, che va affrontato come tale". Schlein ha quindi specificato: "Serve un’unità di missione a livello nazionale, governo e regioni, per individuare molto in fretta le aree idonee, e quindi accelerare davvero. Sappiamo che sui territori ci sono resistenze: c’è un solo modo per superarle, non calare le soluzioni dall’alto, ma cercare di condividere queste scelte con i territori e le comunità, redistribuendo subito i benefici di quell’impianto alle comunità, con sconti in bolletta e quote di quell’energia prodotta subito per le piccole e medio imprese di quel territorio".