Petrocelli, Alemanno, Marco Rizzo e i leghisti. Chi sono gli amici di Paramonov

La mappa degli esponenti politici, da Lega a Cinque stelle, che mantengono i contatti con l'ambasciatore russo in Italia

14 OTT 26
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I cosmonauti di Aleksej Paramonov ci sono. Esistono. Sono gli italiani amici dell’ambasciatore. I cattivi maestri di Mosca ce li raccontano. Ed ecco allora Vito Petrocelli: primo al traguardo del suo cuore. Ve lo ricordate? Oggi presidente dell’istituto Italia-Brics, Petrocelli fu il grillino già soprannominato Petrov. Segretario d’aula del gruppo al Senato, poi presidente della commissione Affari esteri, ancora capogruppo a Palazzo Madama, egli fu il primo in quel ruolo a essere espulso dal Parlamento (protestava contro il Jobs Act). Chi ha incontrato Paramonov nelle ultime settimane – al convegno milanese con Matteo Salvini – sa che i due si sentono. Non a caso Petrov, quattro anni fa, disertò la riunione in seduta comune e il videocollegamento con Zelensky. Poco dopo, definì l’Italia “paese cobelligerante”. Scettico sul genocidio culturale degli uiguri, Petrov è sì cosmo ma pure un po’ taikonauta, nel senso che ama Pechino non meno di Mosca.
La nota di Tass, comunque, scriveva di calorosi rapporti coi Cinque stelle e Fn. Anche se, nel partito del generale, l’uomo è più del passato nazionale che del Futuro. I contatti, precisamente, sono con il consigliere eterodosso di Vannacci. Con l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che, prima di scontare la pena a Rebibbia, lo aveva incontrato. “Ci siamo visti appena prima che andassi in carcere – ci ha detto – ma certo non avrei problemi a rivederlo ora, né a dirvelo”. (Più recentemente l’ha visto invece Marco Rizzo: il comunista antico che l’ha invitato a inizio anno al congresso di Democrazia sovrana e popolare).
Epperò, per quanto Tass non l’abbia scritto, delizia dell’ambasciatore è anzitutto il Carroccio: la Lega al caviale. Gli uomini che gli hanno stretto la mano – e che l’hanno avvicinato a Salvini – sono infatti gli associati di Lombardia-Russia. Per intenderci: della creatura dell’ex portavoce Gianluca Savoini che era presente settimane fa, a Milano, allorché il segretario incontrava la delegazione di imprenditori italiani in Russia. Primo fra loro, Vittorio Torrembini: il presidente di Gim Unimpresa che ha organizzato l’iniziativa e ci ha raccontato dell’incursione di Paramonov nell’albergo vicino la Stazione Centrale.
Tra blinis con smetana e messaggini su Telegram, i rapporti sono perciò sempre affiatati. Soprattutto con Claudio D’Amico, responsabile dello “sviluppo progetti” dell’associazione e iscritto al partito dal 1991, e poi con il tesoriere e cofondatore Luca Bertoni. D’Amico, già frequentatore della tivù di stato e del network Russia Today, fu a suo tempo consigliere strategico di Salvini a Chigi. Bertoni, ex esponente dell’ala più vicina a Mosca, ha per anni promosso forum contro le sanzioni e gestito rapporti commerciali e politici col Cremlino. L’uno, già deputato e assessore a Sesto San Giovanni, resta militante. L’altro, dopo il caso-Metropol, non è più tesserato. Ma non pensiate, a questo punto, siano solo ex ragazzi di un’ex Lega finita male: la Lega al caviale. No. Non sono un Komsomol invecchiato male ma sempre l’anello di congiunzione. Gli oramai cresciuti ambasciatori del Carroccio nel mondo.