Politica
L'INTERVENTO •
Meloni sull'Ucraina: "Il sostegno a Kyiv non è l'alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile"
La presidente del Consiglio al Senato: "L'impennata dei prezzi dei carburanti è dovuta "soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina". Sul conflitto la posizione dell'Italia non cambia: sostegno al paese invaso "con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euroatlantica rimangono i pilastri della nostra azione"

(Foto Ansa)
"L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che io considero molto rischiosa". Così Giorgia Meloni al Senato, alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles. La premier prende le distanze dall’accordo e avverte che rischia di dare a Mosca nuove risorse e nuova legittimità mentre continua la guerra contro l’Ucraina.
L’impennata dei prezzi dei carburanti, sostiene Meloni, è dovuta "soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina". Perciò "il risultato di questa scelta è dubbio mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria". Elementi, aggiunge, che "contraddicono quanto fatto finora dagli stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative".
Il vertice di Bruxelles si aprirà con il confronto con Volodymyr Zelensky e Meloni ha fatto riferimento alla nuova fase dell’offensiva russa: "La Russia ha avviato la sua nuova campagna d’autunno contro l’Ucraina. Incapace di avanzare sul fronte, Mosca ha iniziato a colpire sempre più duramente la popolazione civile: centrali elettriche, condomini, ospedali, persino gli autobus che portano le persone al lavoro, come nell’orrenda strage di Kramatorsk". Aggiunge Meloni che "è una strategia con la quale la Russia punta a piegare il popolo ucraino con il terrore, il freddo e il buio, semplicemente perché non è riuscita a piegarlo sul campo di battaglia». La premier insiste sullo stallo militare: "I fatti, del resto, smentiscono la propaganda del Cremlino e di chi quella propaganda la porta anche qui in Italia. Dall’inizio dell’anno Mosca ha guadagnato pochissimo terreno, e nel solo mese di settembre ha perso buona parte di quanto aveva conquistato negli ultimi mesi".
Secondo la presidente del Consiglio, lo stallo "non è caduto dal cielo", ma è stato costruito "dal coraggio degli ucraini e dal sostegno dell’occidente, Italia compresa". Da qui la difesa della linea del governo: "Il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile. Se l’aggressore può puntare alla resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? La resa non è pace, è conquista". Il riferimento è anche a chi, in Italia, chiede a Kyiv di smettere di combattere. "Se l’Ucraina domani smettesse di difendersi, come in molti auspicano e propongono, noi non avremmo la pace. Noi discuteremmo dell’occupazione di una nazione europea e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo". E aggiunge: "Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, non rimpiango il Muro di Berlino".
La posizione dell’Italia, dunque, "non cambia": sostegno a Kyiv, attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euroatlantica. Meloni appoggia invece una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e ringrazia Zelensky per la disponibilità ucraina. Ora, dice, ci si aspetta che la Russia faccia altrettanto.
Infine, la richiesta ai Ventisette di non presentarsi divisi al tavolo. Meloni chiede una figura europea "autorevole" e con il mandato di tutti. Se Francia, Germania e Gran Bretagna intendono muoversi nel formato E3, "almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti". "Mi interessa a nome di chi e per dire cosa. Mi interessa che l’Europa non vada in ordine sparso".