Che cosa ha venduto Trump per ottenere un pieno di lenticchie

Tradire l’Ucraina, mettersi d’accordo con Putin non è solo moralmente ripugnante, è politicamente un suicidio. Una ferita per l’America la rinuncia alla primogenitura del costituzionalismo e della guida politica mondiale degli Stati Uniti
12 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 07:20
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Donald Trump (foto Epa via Ansa)

Trump non lo sospetta nemmeno, ma si comporta come Esaù, vende la primogenitura del costituzionalismo e della guida politica mondiale degli Stati Uniti, una speciale benedizione divina della storia umana, per quel piatto di lenticchie che è il pieno di diesel. Con tutti i loro difetti, con tutte le contraddizioni dell’american experiment, gli Stati Uniti hanno la Costituzione scritta più vecchia del mondo, sono eredi del codice della libertà fissato nel diritto naturale degli antichi e del medioevo cristiano, hanno salvato l’Europa due volte nel secolo scorso, hanno sconfitto il totalitarismo insediandosi alla testa del mondo libero, e oggi sono l’unico alleato di Israele, l’unico baluardo nella difesa dell’occidente dalla minaccia islamista e jihadista. Tradire l’Ucraina per il diesel e le elezioni di medio mandato, mettersi d’accordo con Putin mentre la Russia intensifica la scalata dei bombardamenti in Europa, intimare la resa a discrezione agli ucraini dopo oltre quattro anni di resistenza, chiedere la testa del loro capo di guerra, del loro eroe per caso e per destino, tutto questo non è solo moralmente ripugnante, che sarebbe il meno, è politicamente un suicidio.
Yalta fu un disegno strategico: accordarsi sulle condizioni del disaccordo, garantire la libertà civile a un pezzo di mondo, gareggiare per la superiorità militare, economica, sociale e tecnologica all’ombra della reciproca deterrenza, unica possibile garanzia di pace. Il condominio con Putin e Xi che Trump sogna e cerca di impostare in tempo per il G20 del prossimo dicembre è la resa rassegnata e cinica al primato delle autocrazie nel comune progetto di devastare la sorgente della libertà americana e mondiale, l’Europa che declina ma resiste.
L’Ucraina potrebbe non rivestire tutta questa importanza pratica e simbolica, in fondo. Una colossale ingiustizia e una violazione dell’ordine e della pace, quattro milioni di profughi, ventimila bambini deportati, l’offesa turpe a un’identità nazionale e democratica costruita con la speranza di una generazione che si sente parte del modo di vita europeo e occidentale. Ma alla fine la logica neoimperiale dell’inganno, del travestimento e della violenza si abbatte su un paese che non ha e non ha mai avuto le carte, come dicono i bravi insediati alla Casa Bianca alla corte del signorotto arancione. La rinuncia alla primogenitura invece è una ferita dalla quale l’America con e dopo Trump a stento potrà cercare di guarire. Inutile girarci intorno: l’America si rintana dentro sé stessa e la sua cupa idea di un primato inafferrabile, e le mani russe e cinesi si allungano sull’Europa attraverso la rotta del Donbas e di Kyiv, fino a Leopoli, ai paesi Baltici, alla Polonia e a Kaliningrad. Con il tradimento di Zelensky, annunciato e illustrato in tutta la seconda presidenza di Trump e ora realizzato in pienezza senza nemmeno la garanzia che cali a dovere il prezzo delle lenticchie e del diesel, gli Stati Uniti cedono ai loro rivali e avversari il troncone decisivo della nuova leadership mondiale.