L’Ue di fronte alla sua crisi Trump 3.0

Washington minaccia di ridurre l’intelligence a Kyiv e tratta con Putin sul diesel russo. L’Ue prende tempo, sperando che dopo le elezioni di midterm cambi il vento americano, ma non è ancora in grado di sostenere da sola la difesa dell’Ucraina

11 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:01
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Come se non ci fossero un numero sufficiente di crisi da dover affrontare, i leader dell’Unione europea si troveranno confrontati a una nuova crisi nel loro vertice di giovedì e venerdì: la crisi Trump 3.0. Venerdì 9 ottobre il presidente americano ha annunciato una nuova rottura con l’Ucraina e gli europei. Donald Trump ha concluso un accordo con Vladimir Putin, in base al quale gli Stati Uniti acquisteranno diesel dalla Russia. Nello stesso momento i negoziatori di Volodymyr Zelensky e i consiglieri alla sicurezza nazionale di Francia, Germania, Regno Unito e Commissione erano a Miami per incontrare Jared Kushner e Steve Witkoff. I due inviati di Trump hanno avvertito che gli Stati Uniti taglieranno le informazioni di intelligence per l’Ucraina se continueranno gli attacchi contro le raffinerie russe. Sabato il presidente americano ha minacciato direttamente Zelensky. “E’ tempo per l’Ucraina di avere un nuovo presidente”, ha detto Trump, attribuendo a Zelensky la responsabilità per l’aumento dei prezzi del diesel. 
Trump ha annunciato, ancora una volta, una tregua energetica, di cui Zelensky ha detto: non sapevo niente della tregua, se è stato negoziato con Putin, fateci sapere quando inizia, noi siamo pronti ad accettarlo.
Sono passati quasi 20 mesi dalla prima rottura con Trump sull’Ucraina, dopo il grande scontro pubblico alla Casa Bianca del 28 febbraio del 2024. Eppure il problema per gli europei resta sempre lo stesso: nonostante tutta la retorica, non sono ancora in grado di sostenere la difesa dell’Ucraina senza gli Stati Uniti. La minaccia di interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence potrebbe rivelarsi disastrosa per la capacità di Kyiv di difendere le proprie città e infrastrutture critiche, oltre che di attaccare in profondità la Russia. Elon Musk ha scritto sul suo social media X che Zelensky “è andato troppo oltre”. L’interruzione dei servizi di Starlink sarebbe catastrofica per i soldati ucraini che stanno tenendo la linea del fronte e sono riusciti a far indietreggiare la Russia nel Donbass. A quasi cinque anni dall’inizio della guerra di aggressione, venti mesi dopo il grande scontro tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca, l’Ue e gli altri paesi europei non sono ancora in grado di fornire armi, difese aeree, intelligence e connettività satellitare per riempire il vuoto degli Stati Uniti.
Le reazioni dell’Ue alle parole di Trump illustrano la dipendenza dell’Europa dagli umori del presidente americano. Il cancelliere tedesco, Frederich Merz, si è limitato a “prendere atto” della decisione americana di comprare diesel dalla Russia e a ribadire il proprio "sostegno all'Ucraina nella sua lotta difensiva", ha detto il suo portavoce. Ursula von der Leyen ha ricalcato la linea della Germania. “L’Ue sta riducendo la sua dipendenza dai combustibili fossi russi e continuerà risolutamente a farlo”, ha detto un portavoce della Commissione: “L’Europa non vuole alimentare la macchina da guerra contro l’Ucraina”. Nessuna menzione di Trump. Ancor meno una critica diretta ed esplicita al presidente americano. Solo un post dell’Alto rappresentante, Kaja Kallas, fa emergere il dissenso. “Sospendere le sanzioni sul gasolio russo fornisce a Mosca maggiori entrate per condurre la guerra. Non è questo il momento di allentare la pressione su Mosca, e l'Europa non lo farà”, ha detto Kallas.
Di fronte a Trump l’unica risposta dell’Ue è temporeggiare. L’attacco agli europei non si limita all’Ucraina. Venerdì il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro la Corte Penale Internazionale per mettere fuori uso l’istituzione delle Nazioni Unite. Gli appelli degli europei non sono stati ascoltati. Eppure la Commissione non è ancora pronta ad attivare lo “Statuto di blocco”, lo strumento giuridico che consentirebbe di neutralizzare gli effetti delle sanzioni. “Dato che c’è un rinvio di ei mesi prima che le misure siano applicabili, c’è spazio per il dialogo”, ha detto la Commissione. “L'Europa e gli USA sono alleati forti e affidabili. Gestiamo sempre la nostra relazione con gli Stati Uniti preservando la nostra alleanza”, ha detto venerdì il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “Quando abbiamo qualche problema, parliamo con i nostri amici americani. È facile”, ha aggiunto Costa.
Nel caso dell’Ucraina, gli europei sperano che la tempesta e la rottura passeranno dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti. La mossa di Trump appare motivata dalla scadenza elettorale e dalla prospettiva di una sconfitta per il suo partito repubblicano. Il suo tentativo è dimostrare alla sua base che sta riducendo i costi del diesel e rigettare su Zelensky la responsabilità dell’aumento dei prezzi dei carburanti, facendo dimenticare gli effetti catastrofici della sua guerra contro l’Iran. Gli europei sperano che un Congresso americano a maggioranza democratica possa imporre a Trump la linea sull’Ucraina e sulla Nato, tornando allo status quo ante la sua rielezione alla Casa Bianca.
Zelensky ha denunziato la “debolezza” di Trump. Il presidente ucraino sarà al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Nel commentare l’accordo del presidente americano con Putin, il leader ucraino ha ricordato che le colpe degli europei. “Recentemente c’è stata una decisione europea di togliere le sanzioni contro degli oligarchi russi. Da allora, i bombardamenti russi e i tormenti del popolo (ucraino sono solo aumentati”, ha scritto Zelensky. Le colpe degli europei non si limitano al temporeggiare di fronte a Trump, sperando che la crisi del momento venga superata rapidamente in attesa delle prossime crisi. Tra gennaio e settembre 2026, l'Ue ha importato 12 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto dalla Russia per un valore di quasi 8 miliardi di euro, secondo i dati elaborati dalla ong Urgewald.