Trump fa benzina al Cremlino

Per abbassare i prezzi alla pompa prima del voto di metà mandato, Trump toglie a Kyiv la sua arma più efficace e chiede un nuovo presidente ucraino. Ora la partita delle sanzioni si gioca a Bruxelles

11 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:30
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Sabato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che secondo lui è arrivato il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, ha sostenuto che Volodymyr Zelensky avrebbe potuto mettere fine alla guerra con la Russia “molte, molte volte” e non l’ha fatto, e che gli ucraini dovrebbero scegliere qualcuno capace di fare un accordo. Ha anche chiesto di nuovo a Zelensky di smettere di attaccare le raffinerie di petrolio russe, perché secondo lui quegli attacchi fanno aumentare il prezzo del diesel nel mondo e negli Stati Uniti.
Le dichiarazioni di Trump sono arrivate il giorno dopo un accordo tra Stati Uniti e Russia sul diesel, che Zelensky aveva definito “né giusto né onesto”. Venerdì, dopo una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, Trump aveva annunciato che la Russia avrebbe messo sul mercato mondiale più di 300mila tonnellate di diesel subito, altre 500mila a novembre, poi un milione e infine altri tre milioni, in tempi non precisati. Per rendere possibile l’accordo il dipartimento del Tesoro americano ha sospeso fino al 7 aprile le sanzioni che vietavano di comprare e trasportare diesel russo. È la prima volta dall’inizio della guerra che una deroga di questo tipo dura più di 30 giorni, e arriva un mese dopo che Trump aveva firmato una legge che rafforzava le sanzioni contro il settore energetico russo.
Per capire perché l’accordo riguardi l’Ucraina bisogna partire dalle raffinerie. Da mesi l’esercito ucraino attacca con i droni raffinerie, depositi e terminal petroliferi in Russia, anche a migliaia di chilometri dal fronte, per ridurre le entrate con cui il governo russo finanzia la guerra. Gli attacchi hanno avuto effetti consistenti: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia la produzione di diesel in Russia è diminuita di circa il 30 per cento, e a luglio il governo russo ha vietato le esportazioni di diesel per garantire il carburante al mercato interno. Il diesel russo che prima finiva sui mercati internazionali quindi è venuto a mancare.
Questo è successo in un momento in cui il mercato del carburante era già sotto pressione per la guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha reso difficile esportare petrolio dal Golfo Persico. Negli Stati Uniti a settembre il diesel ha raggiunto il prezzo record di 6,52 dollari al gallone. Il diesel è il carburante dei camion e delle macchine agricole, e il suo prezzo pesa sul costo di molti beni. Mancano meno di quattro settimane alle elezioni di metà mandato, e secondo un sondaggio dell’AP e del centro di ricerca Norc la maggioranza degli statunitensi disapprova la gestione della guerra in Iran e considera Trump responsabile dei prezzi alti. Trump invece attribuisce il problema soprattutto agli attacchi ucraini: sabato ha detto che Zelensky “crea problemi” agli agricoltori e agli allevatori americani.
Secondo diversi analisti l’accordo avrà effetti limitati sui prezzi. Gli Stati Uniti consumano circa 3,7 milioni di barili di diesel al giorno, e le quantità annunciate sono piccole in confronto. Non è nemmeno chiaro se la Russia riuscirà a esportarle: il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha fatto notare che in Russia c’è carenza di carburante anche a Mosca, e si è chiesto da dove dovrebbero arrivare le quantità da vendere all’estero.
L’accordo è stato annunciato mentre a Miami era in corso un incontro sui negoziati per la fine della guerra. Gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, stavano parlando con una delegazione ucraina e con diplomatici di Germania, Francia, Regno Unito, Unione europea e Nato. Secondo il sito di notizie Axios, si discuteva soprattutto delle garanzie di sicurezza da dare all’Ucraina dopo un eventuale accordo di pace, ma anche di questioni territoriali, della ricostruzione e del futuro ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. Durante l’incontro Witkoff e Kushner hanno avvisato gli altri partecipanti che Trump stava per parlare con Putin e togliere le sanzioni sul diesel. Diversi funzionari ucraini hanno detto al giornale Kyiv Independent di non essere stati informati prima, e uno di loro ha detto che l’annuncio è sembrato “una trappola”. Zelensky ha detto che la sua delegazione era stata usata “come copertura”.
Durante l’incontro, gli Stati Uniti avrebbero anche minacciato di smettere di condividere con l’Ucraina le informazioni di intelligence. Secondo il Financial Times, alti funzionari della Casa Bianca hanno detto ai loro colleghi ucraini che la condivisione sarebbe stata sospesa se gli attacchi alle raffinerie fossero continuati. Una persona presente a Miami ha raccontato la stessa cosa al Kyiv Independent, e Axios ha riportato un’accusa simile da parte di un funzionario ucraino. Un funzionario samericano ha negato che ci sia stata una minaccia: ha detto che Witkoff e Kushner hanno solo ricordato che gli Stati Uniti forniscono all’Ucraina munizioni e intelligence, e che per questo l’Ucraina non dovrebbe fare cose che danneggiano i consumatori americani. L’intelligence statunitense è molto importante per l’Ucraina, perché la aiuta a individuare e colpire obiettivi in profondità nel territorio russo, comprese le raffinerie. Gli Stati Uniti l’avevano già sospesa per circa una settimana nel marzo del 2025, dopo il litigio tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca. In Ucraina parlamentari sia della maggioranza sia dell’opposizione hanno protestato, dicendo che sarebbe una violazione della sovranità del paese.
Il governo ucraino non è contrario a interrompere gli attacchi alle raffinerie, ma chiede che la Russia faccia lo stesso con gli attacchi agli impianti energetici ucraini. Da mesi la Russia bombarda centrali e reti elettriche in Ucraina, lasciando ogni giorno senza corrente milioni di persone, e lo fa con più intensità in vista dell’inverno. Zelensky ha ripetuto venerdì che l’Ucraina smetterà di colpire le raffinerie russe se la Russia smetterà di colpire le infrastrutture energetiche ucraine. Gli Stati Uniti però chiedono all’Ucraina di fermarsi senza condizioni: un funzionario statunitense ha spiegato ad Axios che Trump non considera equivalenti i due tipi di attacco. Venerdì e sabato la Russia ha continuato a bombardare l’Ucraina: a Zaporizhzhia almeno 20 persone, tra cui tre bambini, sono state uccise da bombe sganciate su alcuni palazzi residenziali, e Kyiv è stata colpita da droni e missili.
Con l’accordo la Russia ottiene una cosa che chiedeva da tempo. Nelle settimane scorse l’inviato di Putin Kirill Dmitriev aveva detto a Witkoff e Kushner che la Russia voleva un alleggerimento delle sanzioni come condizione per discutere di una tregua sugli attacchi agli impianti energetici. L’alleggerimento è arrivato, ma la tregua no. Dopo la telefonata con Trump il consigliere di Putin Yuri Ushakov ha detto che la Russia non si impegna per ora a riprendere i negoziati con l’Ucraina. Dmitriev ha definito “storiche” le parole di Trump su Zelensky.
La richiesta di un nuovo presidente riprende un argomento usato da tempo dal governo russo: che Zelensky non sia più legittimato perché il suo mandato, iniziato nel 2019, è scaduto. In Ucraina non si sono tenute elezioni perché la legge vieta di votare finché è in vigore la legge marziale, introdotta dopo l’invasione russa del 2022. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha risposto che Zelensky ha il sostegno degli ucraini e che spetta a loro decidere.
Anche negli Stati Uniti l’accordo è stato criticato, sia dai Democratici sia da alcuni Repubblicani. Il deputato repubblicano Michael McCaul ha detto di temere che togliere le sanzioni finanzi la guerra russa. Il senatore democratico Richard Blumenthal, tra gli autori della legge sulle sanzioni firmata da Trump a settembre, ha detto che l’accordo serve a nascondere i danni causati dalla guerra in Iran.
I governi europei hanno detto che continueranno ad applicare le sanzioni. La deroga statunitense non cambia le regole dell’Unione europea, che dal 2023 vieta di importare via mare diesel e altri prodotti petroliferi russi. Il governo tedesco ha detto che sta lavorando a nuove sanzioni insieme agli altri paesi europei, e il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha ricordato che lunedì l’Unione europea dovrebbe approvare il suo pacchetto di sanzioni più ampio finora, con 1.600 persone e società legate all’industria militare russa. Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno telefonato a Zelensky per esprimergli sostegno.
Per la Russia le sanzioni europee contano più di quelle americane: prima della guerra l’Europa comprava circa metà del petrolio e dei prodotti petroliferi esportati dalla Russia, e in Europa si trova gran parte dei beni della banca centrale russa che sono stati congelati. Nelle prossime settimane si capirà se gli Stati Uniti chiederanno anche ai paesi europei di allentare le sanzioni, e se Witkoff e Kushner andranno comunque a Mosca e a Kyiv come avevano previsto prima che i negoziati si interrompessero.