Magi (Più Europa): "Se nel campo largo prevale la linea di Conte noi non ci stiamo. Renzi? Un privilegiato"

"Faremo di tutto per fermare la legge elettorale, dalle iniziative pubbliche ai ricorsi. Alla guida del campo largo preferirei Schlein, ma adesso non esiste alcuna coalizione. Noi non abbiamo paura di sparire", dice il segretario del partito

21 SET 26
Ultimo aggiornamento: 13:46
Immagine di Magi (Più Europa): "Se nel campo largo prevale la linea di Conte noi non ci stiamo. Renzi? Un privilegiato"

Foto ANSA

La posizione di Giuseppe Conte su Kyiv? "Per quanto ci riguarda non potremmo mai stare in una coalizione nella quale prevalesse questo tipo modo di affrontare l'imperialismo di Putin". Lo dice al Foglio Riccardo Magi, segretario di Più Europa, a margine di un fine settimana che – fra pratoni leghisti e bagno di folla per Meloni all'Eur – ha visto il leader del M5s ribadire il suo punto fermo per un'alleanza di centrosinistra: no alle armi e al riarmo. L'Ucraina scioglie la colla con cui Elly Schlein prova a tenere insieme le varie forze di opposizione in vista delle politiche. Fra quelle, in teoria, ci sarebbero anche i radicali guidati da Magi. Ma il condizionale è obbligatorio: "La coalizione non esiste se non c'è un luogo permanente di confronto politico. Ed è proprio questo che manca. Io partecipai alle prime riunioni di questa coalizione in fieri. Ricordo una festa di Avs un paio d'anni in cui oltre a Conte, Schlein, Fratoiani e Bonelli c'era anche il sottoscritto. In quelle occasioni pubbliche avevo avuto modo di confrontarmi in modo schietto con Conte proprio sulla questione del sostegno alla resistenza ucraina – ricorda il segretario –. Purtroppo il risultato è stato che da lì a poco non sono stato più invitato a queste occasioni. È prevalsa una concezione della politica molto polarizzata, e quindi perdente. L'attuale composizione di questo campo largo non è rappresentativo di una alternativa di governo, che per noi è prima di tutto un campo che individui come prospettiva strategica quella del rilancio dell'integrazione europea. Ma se non c'è attraverso il confronto politico la capacità e la possibilità di superare le divergenze, queste diventano esplosive".
Nel frattempo, è proprio questa la posizione che sembra andare per la maggiore, dato che alcuni sondaggi assegnano a Conte la corona di leader del campo largo (lui la chiama Alleanza per la costituzione). "Io ci vedrei meglio Schlein – dice Magi –. Anche per questioni che io considero dirimenti come quelle di posizionamento internazionale nei confronti dell'Europa". Discorsi che mettono in soffitta quel certo grado di ottimismo che lo stesso Magi riponeva nel leader cinquestelle fino a marzo, quando l'ha addirittura invitato alla convention di Più Europa (prendendosi gli applausi del pubblico). "Il problema però – sottolinea Magi – è che prima deve esistere una coalizione, che per quanto ci riguarda ora non esiste".
Dalla foto del "Patto della birra" al selfie in un ristorante a Roma, senza Magi e senza Matteo Renzi. Il quale settimana scorsa non ha mostrato troppo trasporto nel criticare il cavillo della nuova "anti cespugli" della nuova legge elettorale. "Le firme sono un particolare tecnico. È legittimo che ci siano altri soggetti che vogliono partecipare e correre", ma serve "un tot di firme. Io non lo so se il numero richiesto è abnorme", ha detto il presidente di Iv a Tagadà, su La 7. Il riferimento è un emendamento alla legge elettorale che prevede un deciso aumento delle firme per chi entra per la prima volta in Parlamento. Se prima erano richieste 1.500 sottoscrizioni per ogni collegio plurinominale (circa 94 mila totali), ora il numero è aumentato a 6 mila, vale a dire oltre 350.000 in tutta ItaliaSotto il Senato a protestare contro la norma settimana scorsa c'erano i rappresentanti dell'opposizione e qualche leader (Conte, Bonelli). Renzi no. "Beh certo, lui ha l'esenzione, è uno dei privilegiati. Come fa a essere in disaccordo?", dice Magi, che sulla legge elettorale (oggi tornata a Montecitorio) annuncia mobilitazioni in piazza: "Faremo di tutto per fermarlo, dalle iniziative pubbliche in questa fase fino ai ricorsi nella fase successiva". E sul punto, anche i colleghi di opposizione avrebbero potuto impegnarsi maggiormente. "Tutta la discussione sulla legge elettorale è stato un momento ignobile di vita parlamentare, una pagina imbarazzante per tutti", dice il leader di Più Europa. 
Come abbiamo raccontato qui, il suo partito vive una fase di profonda lacerazione interna, e il rischio di far finire tutto in tribunale è dietro l'angolo. "Io non lo so come finirà. Auspico che ci sia un'assunzione di responsabilità da parte di tutti all'interno del proprio ruolo che lo statuto indica in modo chiaro e che l'ultimo congresso che si è tenuto un anno e mezzo fa ci ha consegnato", dice Magi. "In un momento come questo, come diceva Emma Bonino, ci si dovrebbe assumere la responsabilità di non guardarsi l'ombelico, di non perdersi negli scontri interni, ma di provare come abbiamo sempre fatto a dare un contributo alla politica nazionale e un contributo sui nostri temi". Gli scontri però esistono, e il muro delle firme da raccogliere anche. In Più Europa non c'è paura di sparire? "I partiti non sono chiese, ma strumenti per fare iniziative politiche e raggiungere degli obiettivi. I partiti servono anche a costruire delle alleanze con altri che convergono su quegli strumenti, quindi da questo punto di vista  – conclude Magi – non c'è nessuna paura di sparire od ossessione di questo tipo".