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NI AL RIARMO •
Il CamaleConte. Il leader del M5s cambia versione su Kyiv e gas russo a seconda del pubblico che ha davanti
Alla convention di Più Europa chiede restrizioni economiche contro Putin, ma poi spinge per riacquistare il gas russo a basso costo. Sul "no" all'invio delle armi in Ucraina dice: "Vedremo col programma e le primarie", ma poi pone come punto fermo lo stop al supporto militare. Le ambiguità dell'ex premier

Foto ANSA
Sì, no, poi vediamo. È in estrema sintesi il pensiero che Giuseppe Conte, leader del M5s ha sulla questione Ucraina e tutto ciò che ci gira intorno, aiuti miliari e gas fra tutti. O per lo meno è quanto si ricostruisce mettendo insieme le varie dichiarazioni che ha fatto sul tema solamente negli ultimi mesi, in cui l'ex premier ha ritoccato la sua posizione (ammorbidendola o donandogli più robustezza) a seconda del pubblico che si trovava davanti.
Prendiamo ad esempio il suo intervento alla convention di +Europa di marzo. Di fronte a una platea vistosamente pro Ucraina come quella, Conte ha detto che “oggi di fronte all’allettante prezzo del gas russo, noi non lo dobbiamo acquistare fino a quando non ci sarà un trattato di pace”. Questo perchè "l'aggressione russa va assolutamente sanzionata" con "sanzioni economiche e finanziarie". E giù applausi da parte del pubblico.
Neanche una decina di giorni dopo e già tutto appare più sbiadito. Ad aprile alla Camera, rispondendo all’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del M5s ha detto infatti: “E’ necessaria una svolta negoziale in Ucraina, che a noi serve come il pane, perché un attimo dopo dobbiamo acquistare il gas russo che è molto più conveniente del gas americano”. Il concetto, sempre ad aprile, è stato ribadito a margine di un evento del M5s a Roma: "Arriviamo subito a una soluzione perché dobbiamo comprare il gas russo ed è più conveniente per le nostre imprese e per i nostri cittadini". Come facevamo notare qui, se nel discorso al pubblico +europeista il no all’acquisto del gas russo appare come uno strumento sanzionatorio da applicare per poter raggiungere una pace giusta per l’Ucraina, nel secondo caso l’acquisto del gas russo diventa l’obiettivo da raggiungere, impedito dall’assenza di un accordo di pace. Da un lato la priorità è la sicurezza di Kyiv, dall'altro è tornare a comprare da Putin metano a buon mercato. Non di certo una differenza marginale, specialmente in vista di una futura coalizione con forze di centrosinistra che sul tema hanno ben altre posizioni.
L'ambiguità è la stessa quando si parla di aiuti militari. La platea riunita a Napoli l'8 luglio, dunque tendenzialmente non invisa a Conte (fatta eccezione per qualche contestatore) ha permesso al leader del M5s di spingere l'acceleratore. Dal palco in piazza del Gesù, mentre criticava il piano dell’Italia per aumentare le spese militari e "acquistare armi americane per compiacere Trump", se n'è uscito così: "Pensate che stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti. Queste cose non le dicono, ve le dico io". Toni roboanti dal vago retrogusto complottista, ben lontano dalla prudenza mostrata agli inizi di settembre davanti al pubblico di In Onda, su La7. Gli si è chiesto se il "no" all'invio delle armi in Ucraina sarebbe stato un elemento non negoziabile per il M5s in un programma di governo, ma da Conte non è arrivato nessun niet granitico: "Questo lo vedrà, a questa domanda risponderò con il programma condiviso e con le primarie", ha risposto l'ex premier. Che a sorpresa ha scelto di prendere tempo, rinviando la risposta a data da destinarsi.
Nulla di più diverso da quanto accaduto ieri alla Festa del Fatto Quotidiano: forse la platea più vicina a lui in assoluto. Sull'Ucraina "è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano armi a go go a Kyiv per una escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno", ha detto l'ex premier, cercando dunque di blindare il tema del supporto militare all'Ucraina in modo fermo e deciso. Se non fosse che dal Pd, il principale alleato di centrosinistra, sia i riformisti che la segretaria Elly Schlein hanno offerto una narrazione completamente inversa: "Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall'offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti", ha affermato sempre ieri la segretaria dem nel comizio di chiusura della festa nazionale dell'Unità, a Reggio Emilia. Eventi pubblici diversi e platee variegate, con il leader del M5s che cerca di accontentarli tutti anche a costo di smentire o rovesciare quanto dichiarato una manciata di giorni prima. Potrebbe essere una forma di leader allo stato gassoso, o anche un animale mitologico di nome "CamaleConte". Senza dubbio, l'unica cosa certa che Conte sta mostrando su un tema cruciale come Kyiv è puramente la sua ambiguità.
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