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campo guasto •
Il duello a distanza tra Conte e Schlein sugli aiuti militari all'Ucraina
La segretaria dem rilancia: "Continueremo a sostenere il popolo ucraino invaso da Putin". Mentre il leader del M5s pone un "punto fermo" sulla politica estera: "Non manderemo armi a gogò a Kyiv". Lo scontro con i riformisti del Pd: "Posizioni farneticanti, è un sabotatore"

Foto ANSA
"No al riarmo". Il leader del M5s Giuseppe Conte lo scrive col gessetto su una lavagna in un video pubblicato oggi, dopo un weekend che ha visto le due forze principali del campo largo avvitarsi su uno dei temi più spinosi per il centrosinistra: il sostegno a Kyiv. Sull'Ucraina "è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano armi a gogò a Kyiv per una escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno", ha detto Conte ieri alla Festa del Fatto Quotidiano a La Versiliana a Marina di Pietrasanta.
Nello stesso giorno, dalla segretaria del Pd Elly Schlein è arrivata una versione completamente opposta: "Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall'offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti", ha affermato nel comizio di chiusura della festa nazionale dell'Unità, a Reggio Emilia. "Abbiamo chiesto all'Europa di fare uno sforzo diplomatico e politico, di prendere un'iniziativa, di scegliere un negoziatore europeo. Io penso che l'Ue debba avere una politica estera univoca, forte, che rappresenti tutti i 27, altrimenti rischiamo di non poter accompagnare l'unico l'unica pace giusta che non è la resa alle ragioni dell'aggressore". Già nella sua intervista al Foglio, la leader dem non aveva mostrato alcun dubbio sul sostegno militare a Kyiv: “Abbiamo votato convintamente per aiutare l’Ucraina a difendersi con tutti i mezzi e lo rivendico”.
Camaleontica invece è la posizione di Conte. Solo qualche settimana fa, alla domanda "metterà mai il simbolo del M5s in un programma di governo che può prevedere l'invito di armi in Ucraina fino a che sarà necessario?", rispondeva prendendo tempo: "Questo lo vedrà, a questa domanda risponderò con il programma condiviso e con le primarie".
Appena due settimane dopo, Conte non prende più tempo sul riarmo. E finisce per scontrarsi con l'anima più riformista del Pd.
"Si agita, povero. Se ne dovrà fare una ragione", ha scritto il senatore dem Filippo Sensi sul suo profilo X: "Il sostegno all'Ucraina, alla resistenza per i valori di libertà e democrazia che Kyiv difende ogni giorno, continuerà. Questo fa la sinistra, questo fanno i democratici. Con buona pace dei Vannacci d'Italia". Dello stesso avviso il deputato e presidente del Copasir Lorenzo Guerini, secondo cui non solo il sostegno all'Ucraina continuerà, ma "anzi migliorerà visto che negli ultimi mesi l'Italia ha rallentato gli aiuti, fino al raggiungimento di un cessate il fuoco e l'avvio di un negoziato equo. Se ne facciano una ragione". Ci è andata più dura Lia Quartapelle: "L'insistenza con cui Conte ribadisce la sue posizioni farneticanti sull'Ucraina, quando sa benissimo che Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l'unità della coalizione", ha scritto la vicepresidente Pd della commissione Esteri di Montecitorio, concludendo con parole durissime verso il leader del M5s: "Non è un alleato ma un sabotatore". Giuseppe Conte pone il suo "punto fermo", ma anche il Pd ne ha uno: continuare ad aiutare l'Ucraina.
